FILE
N. 5: UNA PUTTANA ZOMBIE!
Una
storia che ha dell'incredibile
Il
signor Franco G., manager milanese, è stato protagonista di una storia che
potrebbe far accapponare la pelle. "Come tutte le sere, finito il lavoro in
ditta, dove ci lavoro sodo io, ci lavoro anche per 12 ore di seguito, perché ci
voglio bene alla mia ditta, me ne sono andato a battone, come tutte le sere
quando mi sento la voglia di farlo. Anche quella sera ci'avevo una voglia, una
voglia che non ci vedevo più, volevo solo f… una donna, ecco!". Franco
G., spinto dall'impulso ad accopiarsi, prende la sua Mercedes Benz e si mette a
girare per i viali, in cerca di una prostituta di colore. "Ci'avevo voglia
di una bella negrètta di quelle belle scure, ci'hai presente? Di quelle con
tante tètte e tanto culo, di quelle che ti spompinano che è un piacere…
Allora ci telefono alla Ludovica, la mia mogliettina, e ci dico 'Senti cara,
stasera ci'ho da fare, devo andare a Parlare con l'architetto per una questione
di lavoro, torno tardi non aspettarmi', l'è un sacco di tempo che ci racconto
questa storia alla mia Ludovica, e lei ci crede sempre… Che tonte che sono le
donne!".
Dopo
una lunga ricerca…
"Insomma,
le ho guardate tutte, andando a 30 orari con il mio Mercedino, che ci voglio
bene alla mia machinètta, più che non alla Ludovica, e ci pianto una frenata
ad un certo punto, che mi avranno sentito fino a Varese! Era lì, alta, negra,
bellissima, un tocco di figùn che non finiva più! C'ho avuto una erezione che
mi son sentito tirare tutte le mutande… Affianco la mulattina, e ci sbatto il
grano sotto il naso, le dico: 'centomila?', la moretta mi guarda e mi dice,
"no duecento", con un accento africano incredibile. 'Uela! Ma siamo
diventati matti? Duecentomila???', le dico, le sta per tornarsene sul
marciapiede, allora mi decido e le dico che va bene, un po' cara, ma mi piace
troppo, tanto i soldi me li guadagno col mio lavoro, me li sudo e poi se voglio
una bella puttana come dico io me la posso pure permettere! Sbaglio?".
Una
volta appartati
"Insomma,
l'ho portata nel solito posto, dove vado a chiavarmi tutte le mie troiette, e
questa inizia a lavorarmi di bocca… Poi via, tutto il servizio completo!
Signur, che brava! Mai goduto così bene! Ha saputo lavorarmelo che sembrava una
magliaia! Ho pensato, questa me la porto a casa e sfratto la Ludovica che non sa
neanche fare da mangiare, non ci'ha mai voglia di chiavare e mi sta solo fra i
maroni!… Arriviamo sulla strada principale e lei mi dice, anzi, no, mi ordina
di mollarla lì. Io obbedisco, tanto ormai so dove trovarla, le duecento mila
gliele ho già date, le ha volute prima, ma se le era meritate tutte!".
Il
giorno seguente una agghiacciante scoperta
La
mattina dopo la Ludovica mi sveglia con una cuscinata in faccia. Le urlo dietro
due insulti, non ricordo neanche cosa, e vado a fare colazione. Mi sento un po'
fiacco e mi fa male tutto il cetriolo. Mi guardo ma non ci'ho niente. Mi sento
come se mi avessero succhiato via le energie, una sensazione davvero strana, mai
successa prima. Do un bacetto alla Federica e al Giovanni, i miei bambini, e
esco per andare in ditta. Per strada mi fermo a comprare il giornale: lo apro,
nella pagina della cronaca la vedo lì: la negretta che mi ero chiavato la sera
prima, un titolone diceva Trovata morta da
cinque giorni prostituta senegalese. Divento bianco! Mi sento sudare freddo,
mi gira la testa… L'edicolante mi vede e mi chiede se ho bisogno di qualcosa,
se sto male. Mi siedo su una panchina e mi metto una mano nei capelli: ma come
è potuto succedere! Non è possibile! Era lei ne sono sicurissimo! Era lei!
Madonna mia… Tutto il giorno non riesco a tenere la testa sul lavoro, non vedo
l'ora che arrivi la sera, appena buio prendo ed esco, inizio a girare con la
macchina sui viali, in cerca della negretta della sera prima, non capisco
niente, non mi ricordo neanche di telefonale alla Ludovica, chissenefrega. Era
lei, non poteva essere morta da cinque giorni era lei!" Mi racconta il
signor Franco G. ancora visibilmente sconvolto dall'accaduto.
Finalmente
un nuovo incontro
"Eccola!!!
Eccola, l'ho ritrovata! Mi avvicino, mi accosto, la chiamo, lei si gira a
guardarmi, 'Che vuoi?', mi dice, 'Tu… tu sei… tu sei morta! Guarda qui sul
giornale, sei tu!'. Scorgo allora nei suoi occhi qualcosa di strano, una
scintilla… Si mette a correre svoltando per una viuzza dove non la macchina
non passa, allora scendo e mi metto a correrle dietro ma è già
scomparsa…" Il signor G. non sa più a che cosa credere, la storia lo ha
completamente sconvolto, torna a casa e ne parla alla moglie, la quale prima si
arrabbia e lo insulta e poi dice che lo vuole lasciare, perché un puttaniere
come lui non lo vuole più come marito. La moglie prende i bambini e lo lascia.
Il signor Franco G., ancora sconvolto, si prende una solenne sbornia e la
mattina dopo si risveglia come intorpidito: lei è lì, la prostituta
senegalese, con un coltello nella mano destra che sta per infilarglielo nel
petto.
Una
rivelazione sconvolgente
"La
puttana stava per uccidermi, io faccio in tempo, non so come, a divincolarmi, e
lei pianta la lama nel materasso, io allora prendo la pistola che ci'ho sempre
nel comodino e le sparo: uno, due, tre colpi, niente, le pallottole si
conficcano nel suo corpo, ma è come se le avessi tirato dietro dei pop corn,
lei avanza verso di me, mi prende e mi scaraventa sul letto con una forza
impensabile, mi cala le mutande e mi afferra il cetriolo… Vuole tagliarmelo!!!
Non riesco a staccarmi, mi tiene l'uccello talmente stretto che non riesco a
scappare! Poi, mi capita in mano la boccetta a forma di madonnina, con l'acqua
di Lourdes e gliela tiro addosso: sembra di averle lanciato addosso dell'acido,
l'acqua benedetta le corrode la pelle e io riesco a scappare…" Il signor
Franco G. si precipita fuori dell'appartamento in mutande urlando come un maiale
sgozzato, i vicini lo sentono e lo aiutano. Più tardi viene chiamata la
polizia, che entrata nell'appartamento non troverà nessuna traccia. In
questura, dove il signor G. va a deporre, nessuno sembra volergli credere, e
viene deriso. E la faccenda viene archiviata sospettando trattarsi di una
vendetta della malavita del capoluogo.
Il
sospetto di essere pedinato
Da
allora il signor Franco G. decide di cambiare appartamento, la moglie ha già
chiesto il divorzio, ma lui non si sente tranquillo. Gli sembra di essere
costantemente pedinato. "Ho chiesto alla polizia, ma mi hanno detto che il
caso è già stato archiviato… Poi quando sono in macchina, in campagna, per
esempio, mi sembra di sentire come un rumore strano, come una specie di onda,
come la radio su un canale dove non c'è nessuna radio…" Finché…
"Poi un giorno, ero a Brescia, per lavoro, me la trovo davanti un'altra
volta: era lei, la negretta! E sopra di me sento quel rumore ancora più forte,
sempre più assordante, la puttana si gira verso di me, prende una specie di
pistola e me la punta contro, io non posso muovere la macchina, non riesco ad
accelerare, a fare niente, la macchina e come bloccata! Allora riesco a
scappare, ad uscire appena in tempo, la puttanta fa fuoco e con un grosso raggio
disintegra la mia Mercedes!!! Mi son messo a urlare dalla rabbia, a insultarla:
brutta troia! Puttana!!! E lei mi punta contro la pistola. Allora scappo, corro
via come un indemoniato! Ma lei non spara, perché nel frattempo erano arrivate
delle altre macchine… Io corro alla polizia e questi mi prendono per
matto!".
Una
prostituta zombie teleguidata dagli UFO
"Girandomi, mentre scappo, vedo sopra la prostituta una specie di disco volante: erano loro che le stavano impartendo degli ordini, le stavano dicendo di uccidermi perché avevo capito tutto! Lei era stata riportata in vita dagli extraterrestri per farle eseguire i loro ordini! E io avevo capito tutto, per questo volevano farmi uccidere!" Da allora il signor Franco G. ha cambiato città e lavoro e usa un altro nome per non farsi riconoscere "Ma da allora vivo nel terrore, nella paura costante che possa succedermi qualcosa, io so che mi controllano, che mi vogliono eliminare! Chissà quanti zombie guidati dagli UFO esistono, e sono tutti infiltrati nella nostra società per chissà quale subdolo scopo! Io ho paura… Ho paura!".