FILE N. 7: IL MIO CAPUFFICIO È UN ALIENO!!!

 

Un caso che ha dell'incredibile

"Oramai ne sono certa, ne ho le prove: il mio capufficio è un alieno!", così inizia Paola, quando la incontro in un caffè del centro. "All'inizio non ne ero sicura, ma poi pian piano il sospetto, il dubbio, ed infine la certezza". Paola è impiegata in una pubblica amministrazione di un capoluogo di provincia del Nord-Est, lavorando a stretto contatto con l'utenza, ha modo di incontrare giornalmente centinaia di persone che si accalcano al suo sportello per ottenere un timbro su un documento. A capo del suo ufficio un uomo di mezza età, capello grigio, ma l'aspetto e le azioni dell'uomo cominciano a far sorgere in Paola dei sospetti… "Fin da quando è arrivato in ufficio, ho notato un'aria strana, dei strani atteggiamenti, un modo anormale di muoversi, parlare, guardare. Il fatto poi che non abbia mai compreso e condiviso il nostro umorismo, che non fosse interessato al sesso femminile (ci ho provato tante volte, ma niente!), e quelli che potrebbero sembrare apparentemente dei tic, hanno fatto sorgere in me la convinzione che non dovesse trattarsi di un essere umano! Non abbiamo mai ben saputo da quale altro ufficio sia stato spostato e le mie personali ricerche non hanno dato alcun esito, infatti nessuno, nel nostro comune, sembra riuscire a ricordare come il nostro capufficio sia arrivato lì!".

 

Uno strano aspetto

“La cosa che notai subito, nell’aspetto del mio capufficio, fu la forma del cranio, stranamente oblungo, sembrava quasi allungato artificialmente. Una forma, quella del cranio, che i capelli grigi, pettinati con la riga di lato, non riuscivano a nascondere. La sua altezza era inferiore alla media, aggirandosi sul metro e cinquanta, metro e sessanta al massimo. Il fisico magro e quel suo andamento nervoso, quasi da “insetto”, già sconvolgevano al primo sguardo. Ma restai letteralmente sbalordita quando mi accorsi che era dotato di un altro paio di palpebre interne!!! Accadde una volta, che entrai improvvisamente nel suo ufficio, senza bussare, aprendo repentinamente la porta. Lui era li, rannicchiato dietro il tavolo, con quel suo modo di sedersi tra il rapace in attesa della preda e la mosca che sta per assaporare le sue prelibatezze. Lui stava fissando il monitor del PC, si girò di scatto non appena entrai nella stanza, fu allora che vidi un paio di palpebre secondarie, che si muovevano in senso orizzontale, chiudersi ed aprirsi sotto le altre palpebre! Sono certa che la sua ‘pelle umana’ sia in realtà il travestimento di un essere orripilante che proviene da chissà quale altro pianeta!”.

 

Anomalie sessuali

Potrebbe sembrare una sciocchezza, ma quel capufficio, che chiameremo convenzionalmente RuDolF, non sembra essersi mai dimostrato interessato ad attività sessuale di alcun tipo. “Una volta che ho capito con chi avevo a che fare, ho cercato in tutti i modi di avvicinarlo, per scoprire di chi, o meglio di cosa, in realtà si tratti. Certo, impresa non facile, con qualcuno che tiene tutti alla dovuta distanza, che non socializza con nessuno e che se può si chiude per intere giornate nel suo ufficio senza avere contatti diretti con nessun essere umano. Io sono una donna piacente, ho 32 anni e li porto bene, sono insomma quel che si direbbe una bella figliola: ho un bel seno che sta su da solo, fianchi stretti e un bel culetto sodo, porto gli occhiali, ma mi manca appena una diottria e mezza, il che, lungi dal togliermi del fascino me ne aggiunge, facendo di me una donna sofisticata. E il mio viso, non per vantarmi, ma è il più carino dell’Ente nel quale lavoro. Insomma, un uomo normale, o meglio un uomo, un essere umano di sesso maschile, farebbe fatica a resistere alle mie avance, o almeno dovrebbe in qualche modo combattere col suo istinto di maschio davanti ad una procace signorina che quando vuole sa essere disinibita. Così, decisa ad andare fino in fondo e a scoprire la verità, mi sono fatta capire, a suon di allusioni, che ero disponibile. Ho cercato in tutti i modi di farmi invitare fuori a cena, di chiedergli passaggi, favori… Ma lui niente! Così andavo al lavoro in abiti succinti e con mise decisamente sexy! Ma RuDolF non sembrava minimamente interessato alla mercanzia, alla carne succulenta che gli stavo offrendo, alla bella bistecca che poteva tranquillamente assaporarsi in tutta libertà…”

 

Ossessione

“Ormai era diventato la mia ossessione. Ero decisa a qualsiasi cosa pur di scoprire, pur di sapere, sempre più convinta che quello che si faceva passare per il nostro capufficio dovesse essere una creatura proveniente da un altro mondo, forse qui soltanto per cercare informazioni, in vista di una futura invasione da parte della sua razza di conquistatori alieni! Ero terrorizzata da quel che questo essere poteva rappresentare, ma al tempo stesso ero eccitata, dall’idea di poter lavorare a diretto contatto con un extraterrestre. Pur non sapendo, ovviamente, se fosse pacifico o meno, ero curiosa e dovevo saperne di più. Iniziai a pedinarlo e a spiarlo: ogni qual volta andava al bagno ne approfittavo e lo seguivo, sperando di poterlo sorprendere con i pantaloni calati. Mio intento era quello di poter scorgere che razza di corpo dovesse nascondersi sotto quella pelle: almeno per i bisogni fisici, avrebbe dovuto togliersi la tuta che lo faceva assomigliare ad un terrestre! Entravo di soppiatto in bagno e in un paio di occasioni riuscii a spiare dal buco della serratura del gabinetto. Quel che riuscii a scorgere fu il corpo normale di un uomo normale… Almeno in apparenza”.

 

Ancora sesso

“Non ero tuttavia decisa ad arrendermi. Se non si trattava di un extraterrestre ne andava ormai del mio onore di femmina: essere rifiutata equivaleva ad un insulto! Così, dopo un buon periodo di tentativi allusivi, prudenti e timidi, mi decisi nel prendere la situazione in mano… E non solo quella! Trovai la scusa per fare qualche ora di straordinario proprio in coincidenza di un prolungamento dell’orario da parte sua. Non c’era nessun altro in ufficio, eravamo soli, io e lui. Aspettai quei cinque minuti che fanno la differenza tra una signora e una troia, e mi recai nella sua stanza, chiudendomi prudentemente la porta alle spalle, gettando la chiave nel porta ombrelli: sapevo di stare rischiando, ma volevo sapere!!! ‘Signorina Paola, ma cosa sta facendo?!’, esclamò lui sorpreso. In tutta risposta gli sorrisi maliziosamente: lui era davanti a me, seduto, con la bocca spalancata dallo stupore, mentre io avevo iniziato un audacissimo strip-tease: mi levai la giacca del tailleur, poi la gonna, ed infine la camicetta, rimanendo in reggiseno e slip, avevo anche indossato il reggicalze. Mi levai il reggiseno, facendomi sempre più vicina, mentre lui balbettava frasi incomprensibili (forse nella sua lingua aliena: non lo saprò mai…), poi mi tolsi il gli slip, rimanendo in fine in giarrettiera, calze e scarpe e niente altro: per l’occasione mi ero anche depilata la vulva, in modo da riuscire veramente irresistibile. Aggirai l’ostacolo rappresentato dal tavolo e mi misi a cavalcioni sopra le sue ginocchia, sbattendogli le tette in faccia: ora tutti i nodi sarebbero venuti al pettine, e avrei infine saputo di che razza era. Lui freddo e impassibile cercava di resistermi, evidentemente imbarazzato. Adducendo qualche scusa, alludendo al suo matrimonio, alla sua fedeltà coniugale e ad altre menate, cercava di convincermi a rivestirmi, ma senza troppe convinzioni! Intanto le mie mani si erano già fatte strada sul suo corpo, e gli avevo già estratto il birillone.”

 

Un membro di dimensioni spropositate

“Quello che mi ritrovai tra le mani era un membro di dimensioni veramente spropositate! Un anguillone gigantesco, animalesco, direi! Misurava, senza esagerare, tra i 35 e i 40 cm! Non poteva essere umano un aggeggio simile! Allora decisa più che mai a sapere tutta la verità ingollai tutto il suo salame equino e rimasi stupita: sapeva di pene. Inizia a suggerlo avidamente, senza abbandonarlo un istante: fu lui, invece, che abbandonò ogni resistenza e si abbandonò completamente ai sensi. Continuai per piò di 15 minuti a succhiare quel mastodontico cetriolo, che se possibile era diventato ancora più grosso: lo succhiavo e lo mordicchiavo golosa e sudicia come una baldracca di Hong Kong. Avevano iniziato a dolermi persino le mandibole, da tanto stavo andando avanti, ma ecco, finalmente, una rigogliosa sborsata esplose da quell’anguillona inondandomi le fauci di bianco succo di maschio. Il mio stupore si fece se possibile ancora più grande: sapeva di sperma! Di sperma umano, intendo! Qualcosa non quadrava…”

 

Dopo il sesso la delusione

“Ero delusa, lo confesso. Non delle sue prestazioni erotiche, non del suo bigolone da primato olimpionico, ma dal fatto che quell’esperienza non mi aveva aiutata a scoprire alcunché sulla sua identità aliena. Feci per alzarmi e per cercare di rivestirmi, quando lui mi prese per le braccia e mi disse  con stentoreo: ‘E adesso dove vorresti andare?’. Ahi, ahi… Dovevo averlo eccitato di brutto, perché adesso lui ne voleva ancora: si era eccitato come un animale, il porco! Mi prese e mi mise alla pecorina, costringendomi ad afferrarmi alla scrivania, e senza chiedere neppure ‘permesso?’, mi schiaffò quell’enorme randa nella mia povera vaginella, iniziando a montarmi come una vacca in calore… All’inizio mi sentivo quasi violata, sentivo la mia intimità usurpata dall’enormità di quel pirolone intergalattico, ma già alla quarta o quinta cavalcata, la mia cavalla iniziò ad essere domata… Le mie guance arrossivano sempre di più e sentivo la libidine salirmi dentro sempre di più. Mi andava e veniva che sembrava una locomotiva senza più controllo… Una decina di minuti ed esplosi in un orgasmo che ne valeva venti, urlando di piacere! Credevo che anche lui sarebbe esploso di lì a poco, invece nulla, continuava a martellarmi con il suo trivellone, spingendosi sempre più dentro e sempre più a fondo, mi eccitai e godetti ancora, ancora, ancora! Venni almeno altre quindici volte e lui niente, non dava segno di stanchezza. Mi sentivo dominata dalla sua randa, schiavizzata dal suo ariete invasore. Iniziai a implorarlo, e allora lui si lasciò andare e mi inondò le chiuse con la sua marea di lava bianca…”

 

Non poteva essere umano

“Ero distrutta, mi si poteva raccogliere con cucchiaino. Mi rivestii senza neanche guardarlo in volto, mi vergognavo terribilmente, sapevo che cosa stava pensando di me, sapevo che mi considerava una terrestre di facili costumi, una bagascia smaniosa solo di uccello. Ma non era vero: io lo stavo facendo per la salvezza del pianeta! Non so come ho fatto a sopravvivere a quella esperienza, che non so se augurare o meno ad altre donne, ma un amante del genere non poteva essere umano, di questo ne sono sicura! Almeno una certezza ora potevo averla, anche se non ero riuscita a scoprire nient’altro…”

 

State in guardia

“I giorni che seguirono non riuscii più a guardare in faccia il mio capufficio. Ma cercavo di tenerlo d’occhio lo stesso e le sue azioni mi davano sempre più la certezza che non fosse un essere di questo pianeta. Qualche tempo più tardi fu trasferito e non lo rividi mai più, ma ne ho la consapevolezza oramai: loro sono tra noi, e si sono infiltrati nei posti di comando. State in guardia, soprattutto dai vostri superiori!”