Daniele Silvestri

 

 

(Intervista fatta nell'estate '99 - uscita su Trippa Shake N°12)

Mi trovo al Mulligan’s di Ortimino, nelle vicinanze di Montespertoli (FI) insieme a Daniele e il suo fedele cane che lo segue ovunque, oltre a Daniele che ringrazio per la gentilezza vorrei ringraziare Roberto e tutto il Mulligan’s per la disponibilità. Quest’intervista deficita delle domande standard di Trippa su assorbenti e cose varie perchè non abbiamo fatto in tempo.

TS-Cos’è cambiato dagli inizi ad oggi ?

Daniele-Sono passati degli anni e questo... come tutti... si cambia, si cresce. Sono stati anni importanti sia individualmente perchè quello che all’inizio era una passione piano piano è diventato un lavoro serio ; poi è cambiato proprio il mondo in questi anni, quest’ultimo anno credo lasci un po’ il segno su tutti. In particolare per me musicalmente, sto cercando, per esempio, con quest’ultimo disco una strada, non nel senso di fare una scelta musicale precisa, non sono neanche capace di riconoscermi in un genere preciso, però se non altro quello di trovare una formula che renda quello che faccio più fruibile, cosa non facile... soprattutto se non vuoi sacrificare i testi e il significato delle cose che scrivi che per me, è sempre la cosa più importante.

TS-Il tuo rapporto di adesso con la gente ?

D-Mah... quello è cambiato solo nel senso che... chiaramente la gente piano piano aumenta, le persone che conosci e quelle che ti seguono aumentano e si crea un rapporto con i più fedeli e quelli che hanno iniziato agli inizi a seguirmi, un rapporto anche di doveri, è come se piano piano ci si sentisse di dovere qualcosa anche a loro, ma mi sembra anche giusto e mi piace farlo.

TS-Parlami del nuovo disco, c’è qualcosa che vuoi dire in particolare a chi ti ascolta ?

D-Spero che questo disco, per chi avrà la voglia di sentirlo e andarselo a sentire è realmente la cosa che mi rappresenta meglio da quando faccio questo lavoro, un disco che è costato molti sforzi ,nel disco precedente avevo messo di tutto, tutto quello che potevo, troppo probabilmente, era venuto fuori un doppio con 19 canzoni, sono contentissimo che sia stato così ma non c’è dubbio che era molto dispersivo, qua il lavoro è stato più difficile proprio per il motivo opposto , ho cercato di contenermi e andare a togliere invece di aggiungere, quindi ho levato perfino canzoni fatte, scritte e registrate già pronte per andare in questo disco ma, mi sembrava portassero fuori da una linea che in qualche modo nel disco invece c’è, è esattamente il disco che volevo fare e me ne assumo completamente la responsabilità, non ho scuse, se non piace vuol dire che non piaccio io.

TS-Quali sono le tue influenze musicali ?

D-Tante, tantissime, ho iniziato a scrivere nel periodo in cui sentivo Bennato, erano gli anni di “Sono solo Canzonette” e divoravo Bennato, in qualche modo devo a lui un inizio, le prime cose che ho scritto sono state sull’onda degli entusiasmi che mi creavano le cose che scriveva lui, che era un modo di scrivere legato alle storie, al racconto, sceglieva un tema come nel caso di quella canzone, o Peter Pan, Pinocchio e quella è una cosa che mi è rimasta anche se non ho mai fatto cose del genere, però mi è sempre piaciuto avere una storia prima di una canzone. Poi le influenze sono i Beatles, Police, U2, Paolo Conte e poi Lorenzo insomma tante... tante...

TS-Ora che navighi tra le “Star”, qual’è il tasso di ipocrisia che incontri, quello che ti aspettavi o che altro ?

D-Credo sia nella norma e comunque ce n’è parecchia, la cosa di cui mi sono reso conto facendo questo lavoro è che da fuori si ha un’idea di questo mestiere, parlo proprio di quello del frontman che sta sotto i riflettori, “l’artista”, da fuori avevo un’immagine di una persona più consapevole del proprio lavoro, un po’ vivendolo su di me  ma soprattutto nel rapporto con i colleghi, con le persone che ho conosciuto mi sono reso conto che tutto sommato la maggior parte di noi sono persone che hanno un controllo abbastanza minimo della propria esistenza e questo è una contraddizione strana perchè proprio quelle che alla fine sono le guide spirituali o perlomeno di atteggiamento alla fine sono le prime ad essere vittime delle circostanze, dei ritmi.

TS-Cos’è per te CUBA ?

D-Un’isola bella, lontana in tutti i sensi, più che geograficamente lontana storicamente e culturalmente, un posto affascinante, nè per il clima e nè per il mare che sono componenti belle ma quasi insignificanti di fronte a quello che è il popolo, la vera attrattiva di Cuba è proprio il suo popolo, un popolo meraviglioso, in questo momento non proprio allo sbando ma comunque molto confuso, preso tra fuochi diversi quindi confuso ma ancora un popolo da studiare, da guardare con amore.

TS-Il tuo rapporto con la politica ?

D-Un rapporto molto dinamico, è un rapporto frequente dal punto di vista privato, sono comunque inevitabilmente attratto, non dalla politica ma da ciò che succede, mi sta a cuore quindi la seguo, mi incazzo, mi arrabbio e cerco di capire cosa succede, cosa non è così facile, perchè l’informazione non è che ti aiuti a capire sempre esattamente ciò che succede, dopodichè c’è un rapporto ogni tanto “professionale”, perchè essendo uno che non ha mai avuto problemi a schierarsi e esprimere opinioni spesso vengo sentito e interpellato a seconda che a qualcuno faccia comodo o che piuttosto abbiano voglia di sentire la mia opinione, quello preferirei farlo di meno....

TS-L’opinionista ?

D-Si, non mi interessa fare l’opinionista nè credo sia giusto che lo faccia io, c’è gente che lo fa di lavoro, facciamolo fare a loro...

TS-Il film, il libro e il disco che hanno cambiato la tua vita ?

D-Porca miseria.... forse il disco che ha cambiato la mia vita è stato “Jesus Christ Superstar”, me l’ha cambiata forse nel ’71 e io sicuramente l’ho sentito qualche anno dopo perchè nel ’71 avevo tre anni però.....

TS-Hai la mia stessa età....

D-Da allora a oggi continua ad essere il disco che ascolto più spesso, il libro ne devo dire almeno tre : uno qualsiasi di Calvino a tua scelta... va bè se vuoi pure i motivi diventa ancora più lungo... però ti dico anche “L’orlo della Fondazione” di Isaac Asimov che è il primo che ho letto della fondazione che in realtà è il quarto però.... da li sono entrato per non uscire quasi più dal tunnel della fantascienza di un certo tipo però è una lettura che può sembrare sciocca e forse qualche volta lo è però ci vedo molta attinenza con quello che è il mio lavoro perchè è comunque un modo di scrivere che cerca di raccontare l’uomo come siamo noi , però spostandolo e ambientandolo in posti lontani e diversi, lontani nel tempo... un modo che mi piace di scrivere. Il film è ancora più difficile... che mi abbia cambiato addirittura la vita... un film che ho adorato... che so non mi è mai venuto in mente di dirlo si chiamava “C’eravamo Tanto Amati” , adesso non mi ricordo neanche di chi è la regia, c’èra Nino Manfredi, Stefania Sandrelli, Stefano Santaflores, Aldo Fabrizi se non sbaglio c’era pure Vittorio Gassmann, un film che raccontava 20 anni di storia italiana attraverso la storia di queste persone però con un’abilità nel racconto.... fra l’altro c’era un passaggio che fino a metà film era in bianco e nero poi a un certo punto mentre inquadravano un madonnaro che dipingeva per terra questo disegno diventava a colori e lì passavano gli anni, insomma è un bel film....

TS-Due parole alla classe operaia...

D-Bè, la classe operaia già è un termine difficile da usare adesso, i lavoratori, è meglio dire così perchè ora ci sono molti lavori che è difficile chiamare operai ma che forse ancora di più del lavoro operaio meriterebbero attenzione e aiuto. E’ un momento difficile, probabilmente io sono un privilegiato per il lavoro che faccio, se facessi un lavoro che inevitabilmente bisognerebbe scendere in piazza per rivendicare i diritti adesso sarei preoccupato perchè è molto difficile capire realmente chi possa realmente difendere i diritti di chi lavora perchè le scelte politiche sono ormai solo scelte di economia, di un’economia che non c’entra niente con il lavoratore, è l’economia delle grandi imprese e questo è un terribile segno per chi invece di quel suo piccolo lavoro deve campare. E difficile soprattutto capire a chi affidarsi in questo momento.

TS-Cosa farà Daniele da grande ?

D-Eh.. bella domanda... forse non questo lavoro o almeno se lo farò non credo che continuerò a farlo da sopra il palcoscenico o comunque con i riflettori puntati perchè non è mai stata la mia ambizione e non è il lato che mi piace di più, la cosa che mi piace di più è scrivere, quello credo che non potrò mai smettere di farlo, mi piacerebbe pensare a un lavoro fatto più da dietro le quinte.