Ugo Chiti

 

Mi trovo al Teatro Niccolini di San Casciano in compagnia di Ugo Chiti, gentilissimo personaggio noto nel mondo del cinema e del teatro….persona di grande spessore, umano e culturale. (Aprile 2004)

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Domanda-Brevemente…la storia artistica di Ugo Chiti.

 

Ugo-La storia artistica parte con Dory Cei… poi fa un salto totale con il teatro di ricerca insieme a Pieralli, nella veste di attore-collaboratore, questa è stata un esperienza molto importante, poi cessa l’attività di attore e con un insieme di persone molto diverse fra di loro (come esperienze) fonda il primo gruppo, il centro FLOG per la documentazione e la tradizione popolare legato alla ex Galileo, sempre caratterizzandosi come attore di compagnia senza definirsi autore con il teatro in piazza, inizia una drammaturgia critica e di ricerca del teatro vernacolare, contemporaneamente, ma sempre mascherandosi facendo la regia ma mettendo l’autore in secondo piano, partecipando ad un premio importante come il Premio Pirandello e ottiene una prestigiosa segnalazione; è Natalia Ginsburg a telefonare e a comunicargli che ha perso di un punto ma che ha ottenuto comunque una segnalazione. Da li inizia a sentirsi un po’ più autore, dopo dieci anni viene invitato a fare un laboratorio teatrale a Tavarnelle, non ci tornava molto volentieri nonostante la moglie lo incoraggiasse, gli sembrava di tornare in un mondo in qualche modo diverso, non credeva di avere un linguaggio che si adattasse ad un gruppo di ragazzi del posto, invece inizia questo laboratorio e si riappropria di un mondo e di una cultura, di una vicinanza, insomma un meccanismo di identificazione e si forma l’“Arca Azzurra Teatro”, all’inizio con un esperienza straordinaria come “Volta la Carta….ecco la Casa”, uno spettacolo limitato a quell’occasione. Poi succede una cosa eccezionale, vanno a Spoleto Giovani con “Allegretto (Perbene ma non Troppo)”, Fulvio Fò fratello di Dario Fò, organizzatore di manifestazioni teatrali rimane colpito dall’esibizione e promette di far conoscere il più possibile in Italia il gruppo. Da li inizia l’avventura straordinaria ed importante dell’Arca Azzurra, da lì in parallelo l’avventura con il cinema.

 

D-In che cosa appaga più il cinema e in che cosa il teatro ?

 

Ugo-Il cinema mi ha permesso di fare il teatro che voglio, un teatro di idee, di progettazione, l’Arca Azzurra Teatro per me è significativa in questo senso perché mi ha permesso di fare un lavoro di rigore e coerenza artistica, di pensiero e di scelte sempre in evoluzione, cosa rarissima nel panorama teatrale italiano perché spesso ci si sposta in operazioni legate agli attori, questo mi ha permesso di acquistare una certa credibilità dalla gente grazie al cinema, con le sceneggiature ho creato una certa personalità. Il cinema è sempre stato, come spettatore, l’elemento di maggiore divertimento, sono molto ludico nei confronti del cinema,non sono selettivo, sono uno spettatore abbastanza bambino e colto, mi piace l’aspetto fantastico del cinema, come sceneggiatore sono uno che si mette a servizio, l’ho fatto con Nuti, Benvenuti, Giovanni Veronesi e ultimamente di Matteo Garrone, portando sempre una mia idea ma sempre muovendomi in funzione dell’attore o del regista, quindi molto professionale come lavoro. Poi ho fatto il mio cinema, non lo considero completamente risolto anche perché l’ho fatto sempre con grosse produzioni, il primo con Medusa e il secondo con Cecchi Gori, non ho fatto nel cinema quel passaggio che ho fatto nel teatro, molto di autonomia e di autore, magari rinunciando a grossi nomi di attori ottimi e di teatri ecc… per tenere una ricerca mia. Nel cinema non sono passato attraverso la piccola produzione e di conseguenza un tipo di cinema legato a questo, per questo nel cinema come autore devo fare ancora il mio film, come sceneggiatore mi considero fortunato perché ho preso due David di Donatello, uno dieci anni fa “Per Amore solo per Amore”, vale a dire De Laurentis, Abatantuono e Penelope Cruz, l’altro più recente con Matteo Garrone con “L’imbalsamatore”, mi sembra di aver fatto un salto generazionale, per quanto ho fatto cinema e per quanto lo amo non credo di avere fatto il mio film.

 

D-Un consiglio ad un giovane che vuole avvicinarsi al teatro, come attore e come spettatore…

 

Ugo-Per diventare attore dietro deve esserci una specie di forza, di volontà, se uno vuole diventare attore e farlo come lavoro normale è del tutto impossibile, lo puoi fare per divertimento ma vai a fare il Club Mediterranee, il filo drammatico ma se vuoi fare veramente l’attore è una disciplina di una forza e di una volontà totalizzante, quindi prima di tutto bisogna sentir dentro che quella è l’unica cosa che si può fare, diventa allora una sorta di piacere, risolvi delle cose tue interiori ecc. E’ vero anche che oggi la televisione offre e legittima persone che in altri momenti non sarebbero mai stati legittimati come attori, in quel caso però è un discorso di fisicità e di immagine ma non sono degli attori. Come spettatore forse ora il teatro è in una zona un po’ d’ombra, sta leggermente cambiando, spero che questo omologato linguaggio televisivo diventi una noia e allora forse lo spettatore riscopra il teatro come unico momento,ritualistico ,antico di sempre ma irripetibile.

 

D-Gli hobby di Ugo Chiti ?

 

Ugo-Sono partito come disegnatore, quando ho dello spazio mi piace lavorare soprattutto con la materia, mi piace molto la manualità nella pittura, assemblare dei materiali, costruire delle immagini con dei materiali; sono un camminatore, mi piace il rapporto con la natura, osservare, guardare, non guido la macchina, vado o in bicicletta o a piedi, mi piacerebbe il giardinaggio anche se non ho situazioni del genere. Però chi fa teatro è talmente pieno di cose e di risposte che gli hobby per me sono, quando sono in campagna, camminare, osservare..ecc

 

D-Cosa pensi del volontariato ?

 

Ugo-Ovviamente penso molto bene,una volta mi fu offerto di fare un film sull’argomento, era con una persona che voleva privilegiarne soprattutto l’aspetto comico,lui scrittore e regista comico, senza fare nomi, è un amico di Pieraccioni ecc…ebbi delle grosse resistenze perché non riuscivo a capire come un tema del genere potesse essere risolto così,è ovvio che ci sono degli aspetti ironici come in tutte le cose, anzi viviamo in un tipo di società dove chi si impegna, per certi versi può essere facilmente ironizzabile, però trovo che si possa ironizzare su tante altre cose e non su una cosa che prende energia, non facile; ne penso tutto il bene possibile perché non so se riuscirei a fare una cosa del genere, ti mette al contatto in qualche modo con la sofferenza, con delle difficoltà, con cose che richiedono un controllo e dell’energia. Forse lo vedo, caricandolo con un elemento maggiormente “sacrificale” che non è presente in chi lo fa ma è un altro meccanismo. E’ una delle cose che mi sorprendono ancora e credo che sia fortemente necessario,anzi fra le cose più indispensabili.

 

D-Progetti in cantiere ?

 

Ugo-Per quanto riguarda il cinema una sceneggiatura che ho appena finito per Giovanni Veronesi, il film “Manuale D’amore” che prenderà in esame l’innamoramento attraverso delle fasi: l’innamoramento, la crisi, il tradimento e l’abbandono, sarà un film abbastanza ironico. C’è il progetto del nuovo film con Matteo Garrone ma siamo ancora sul vago, ho scritto una sceneggiatura molto importante per la Titania con Ida Di Benedetto, è la vita di Angelica Kauffmann, pittrice del ‘700. Per quanto riguarda il teatro c’è una trasposizione dell’Amleto Moleskine ,la regia di un’opera di Alberto Severi (conduttore del telegiornale regionale) “La Guerra Piccola”, sulla guerra del 15-18. Forse l’inizio di un progetto di andare ad un festival che è “Genesi”, in cui la riscrittura in chiave popolare, che attinge molto dalla matrice della cultura contadina proprio sulla genesi, abbiamo fatto già un primo frammento di quindici minuti prendendo in esame “Caino e Abele” ora dovremmo prendere il Diluvio Universale e il rapporto fra Noè ed il figlio,questo tema così ricorrente del rapporto fra padre e figlio,fra Dio e uomo, questo rapporto di valori.