Don Lorenzo Milani

 

Questo articolo è la versione aggiornata
di quello apparso sull’ultimo numero di Trippa Shake a fine 1999

 

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Un prete tanto chiacchierato, Lorenzo Carlo Domenico Comparetti alias don Lorenzo Milani, un profeta che miete consensi ad anni di distanza, una persona che mette nel panico ideologi, teologi, preti, credenti e laici, una persona che è stata sicuramente importante, più che per se stessa, per gli altri, per le generazioni future. Oggi tantissima gente segue un po’ quella che era la sua linea di pensiero, chi da laico chi da credente, alcuni sacerdoti ne fanno fonte principale (o quasi) d’ispirazione, decine e decine di persone al loro seguito, nelle chiese e in altri luoghi. Non mi piacciono le pseudo "sette" dei preti che con la schiera di fedeli al seguito dicono di rifarsi totalmente a don Milani, di parlare di lui e delle sue parole, della sua insistenza sulla parità fra poveri,ecc.... e tutti dietro come pecore a sentire la bella novella del prete cacciato sulla montagna che insegna ai bambini poveri ; di questo passo si legge e si impara chi era e si conosce la sua storia ma si rischia di perdere la cosa migliore, ovvero la vera essenza di ciò che lui voleva dire e il suo vero "io", leggete pure i suoi scritti e pensate, soffermatevi e fate delle considerazioni personali, ognuno di voi proverà qualcosa di personale e unico, ognuno avrà qualcosa da pensare, dire e imparare.

Non importa dedicarsi alla scuola sulle montagne; questo dev’essere un punto di riflessione (possibilmente da soli, prima di sentire l’idea di un’altra persona che possa prendere il posto della vostra, anche se vi sembra più giusta) altrimenti diventa un "mitizzare una buona novella" e basta, pensate con il vostro cervello, esattamente come lui avrebbe voluto. Odio quando si rammenta don Milani nelle manifestazioni propagandistiche e politiche, a rappresentazione pseudo idolatrica del centro sinistra, complice involontario Michele Gesualdi, ex allievo di Barbiana e attuale Presidente della Provincia di Firenze. Mi schifa quando si rammentano le sue frasi per colpire nel cuore e nell’animo un pubblico che ha "bisogno" di un punto di riferimento quando si reca alle urne. Se don Lorenzo fosse in vita non credo ne rimarrebbe affascinato anzi, come diceva lui volerebbero dei bei "scapaccioni", preferirei che quando si parla di lui si consigliassero le sue letture per capirne la pura essenza e trarne insegnamento e crescere interiormente ; non prendete a modello quello che era "lui" ma quello che voleva far capire che non è altro che una delle più logiche e chiare interpretazioni della parola di Cristo, molte volte, anche troppe, in contrasto con il clero che invece si adegua al passo coi tempi. Don Milani è vissuto almeno un secolo prima, anche lui affermava di essere nato fuori secolo, per questo è ricordato e sarà ricordato, Gesù era avanti due o tremila anni rispetto a noi e si vede, non c’è ombra di dubbio.Dico che l’insegnamento del Vangelo o comunque delle sacre scritture spesso ha bisogno di un’analisi critica (esegesi) o analisi interpretativa pastorale, di un sacerdote, teologo ecc. Quello che ha lasciato a parole e in scritto don Lorenzo Milani non ha bisogno d’interpretazione per la grande chiarezza con cui parlava, talvolta e spesso usando parolacce, anche per questo l’amo tantissimo, es : "Avevo proprio deciso di votare PCI ma ora lo piglia in culo" (LEF "Lettere in un’amicizia" 1976) o nel ‘56 : "... quella puttana della sua mamma..." (Mondadori "Lettere alla Madre" 1970), oppure parlando d’educazione sessuale Edoardo Martinelli racconta che Don Lorenzo rispondendo ad un professore presente ad una lezione a Barbiana rispose : "Abbiamo pesato un uomo ed era 70 kg, poi gli abbiamo pesato l’uccello e abbiamo fatto le dovute proporzioni", in una lettera invece dice :"Andatelo dunque a prendere in culo quanti siete" (L.I.P "Progetto Lorenzo Milani" 1998). Tutto questo mettendo anche grande profondità d’animo per i più deboli; egli metteva per la prima volta sul piatto il problema fra chiesa cattolica e classe operaia, il problema dell’ignoranza da superare per raggiungere l’uguaglianza,la lotta sociale,l’informazione anti oppressione vedi Obiezione di Coscienza. Aveva una memoria e una conoscenza storica talmente grande da sconcertare. Era decisamente di un umorismo particolare e graffiante. Lo potrete constatare da soli ma vorrei ricordare un divertentissimo episodio : don Lorenzo prendeva in giro un certo "Brontolo"e una volta gli disse : "Sembri proprio uno scimmione..." . Il ragazzo risentito anche dalle risate degli altri ragazzi risponde : "Lo sai invece te chi tu sei ? Un bucaiolo !", Don Lorenzo rispose : "Un bucaiolo ? Almeno dimmi don Bucaiolo !" (L.I.P. "Progetto Lorenzo Milani" 1998) .E’ per questi motivi che questo articolo è dedicato a lui e a quello che ha detto e fatto, credeva di avere la verità di Dio dalla sua parte e certe frasi dette come : "Io sono il nuovo padre della Chiesa ! Se ne accorgeranno quando sarò morto !" fanno riflettere. Detto questo don Lorenzo Milani colpisce chiunque legga la sua storia o legga la sua parola, nel bene ovviamente ma vediamo chi era più precisamente.

Lorenzo Milani nasce il 27 Maggio 1923 da famiglia ricca, i suoi erano spiccatamente dell’alta borghesia fiorentina. Una famiglia ricca che ha dato alla luce nei tempi precedenti personaggi illustri o di un certo peso come studiosi, scienziati ecc. Suo padre era Albano Milani,sua madre Alice Weiss, lui laureato e conoscitore di varie lingue, chimico con il dono della poesia, lei d’origine ebraica, donna molto colta. Un fratello maggiore di nome Adriano ed Elena la sorella più piccola. Detto questo la famiglia di Lorenzo non era molto dedita al culto della religione ma avevano un atteggiamento un po’ distaccato, quasi laico. Nel periodo adolescenziale Lorenzo ha problemi di salute. All’età di sette anni la sua famiglia si trasferisce a Milano. Nel 1933 i suoi genitori, sposati soltanto civilmente, celebrano il matrimonio in chiesa e battezzano i tre figli, (si stavano avvicinando i primi timori di problemi razziali) .Nel '34 Lorenzo entra alla prima ginnasiale del Berchet dopodichè passa all'istituto Zaccaria, per tornare poi definitivamente al Berchet. Dopo vari problemi a scuola (era un po’ testone) con conseguenze negative per l’immagine della famiglia, Lorenzo approda alla prima liceo : è un'altra catastrofe. Decide allora, di saltare una classe: si presenta agli esami di ammissione in terza da privatista e... li supera grazie ad un sorprendente tema d’italiano. Il 21 maggio '41 la guerra chiude le scuole in anticipo. Lorenzo è dichiarato maturo ma rifiuta d'andare all'università come tradizione per i Milani. Dopo la maturità, Lorenzo decide di darsi alla pittura nonostante le titubanze dei genitori , detto questo viene affidato alle cure del pittore Hans Joachim Staude, a Firenze. E' tempo di guerra e di fame, vicino a piazza Pitti accade un episodio che lo segnerà profondamente e gli sconvolgerà l’universo interiore. Lorenzo, mentre dipinge, sta mangiando un panino. Una donna popolare gli dice: "Non si viene a mangiare il pane bianco nelle strade dei poveri!".

Questo episodio è rafforzato dalla testimonianza della Professoressa Corradi, collaboratrice e insegnante a Barbiana che dice : "Un senso di colpa tremendo che aveva già provato, quando l’autista di famiglia lo accompagnava a scuola. Voleva lo scendesse prima perchè si vergognava farsi vedere dai compagni" (L.I.P "Progetto Lorenzo Milani 1998). Torna a Milano ed apre uno studio da pittore. Grazie ad una ricerca sui colori della liturgia cattolica Lorenzo si avvicina in qualche modo alla Chiesa. A Gigliola (residenza estiva della famiglia nelle vicinanze di Montespertoli nel '42 trova un vecchio messale. Scrive all’amico Oreste Del Buono : "Ho letto la Messa. Ma sai che è più interessante dei Sei personaggi in cerca d'autore ?". Curiosa la firma della lettera: "Lorenzino Dio e pittore". In quel periodo ebbe quasi un "fidanzamento" con Carla Sborgi. Il 3 giugno '43, arriva la conversione e l’incontro con don Raffaele Bensi, che ne diventerà il direttore spirituale. Al capezzale di un giovane sacerdote, Lorenzo annuncia a don Bensi che vuole prendere il suo posto . Dopo qualche giorno riceve la cresima dal cardinale Elia Dalla Costa. Entra al seminario di Cestello in Oltrarno il 9 novembre '43 dove si sta "zitti in latino" come diceva lui. Arrivano a fiumi i contrasti col rettore monsignor Giulio Lorini e con don Mario Tirapani, che da vicario generale della diocesi lo perseguiterà e lo farà confinare a Barbiana. La famiglia detesta la scelta di vita religiosa del figlio. Nessuno dei parenti sarà presente infatti alla cerimonia della tonsura, l'atto d'ingresso alla vita ecclesiastica. Nel 1943 iniziano anche le persecuzioni contro gli ebrei a Firenze. Nel referendum istituzionale del 2 giugno '46 Lorenzo Milani si schiera per la Repubblica, nonostante le raccomandazioni contrarie del Cardinale. Il 13 luglio '47 a Santa Maria del Fiore viene ordinato sacerdote dal cardinale Dalla Costa.E' il 9 ottobre del '47, a San Donato di Calenzano arriva il giovane cappellano don Milani che dovrà aiutare l’ormai vecchio parroco Daniele Pugi.

E' qui che fonda la scuola popolare. Dopo il suo arrivo scrive alla madre queste elementari ma fondamentali parole: "Sicché ora sono felice e vorrei che tu lo fossi anche te". 18 aprile '48: la DC vince le elezioni (durissime a volte le critiche verso il suo successivo operato, come nel resto anche nei confronti del comunismo). Nel 1951 s'ammala di tubercolosi. Muore Daniele Pugi, il "babbo - Proposto", don Milani viene esiliato: è nominato priore di Sant'Andrea a Barbiana, 475 metri sul livello del mare nei monti del Mugello, sopra Firenze. Il 6 dicembre 1954 arriva a Barbiana. Non c'è né strada, né luce, né acqua. Nella parrocchia, che doveva essere chiusa, vivono una manciata di famiglie sparse tra i monti. Don Milani acquista subito un posto nel piccolo cimitero di montagna, dove poi verrà sepolto con i paramenti sacri e gli scarponi da montagna. Fonda una nuovissima scuola per i suoi ragazzi "montanini", dove i poveri imparano la lingua che li può render uguali. Saranno poi molti gli intellettuali attratti dalla figura di don Milani e dalla sua scuola. A marzo del '58 viene pubblicato "Esperienze Pastorali" con l'imprimatur del Cardinale, proprio questo atto dimostra quanto l’intelligenza e la visione del mondo da parte di don Milani sia stata superiore a qualsiasi intellettuale religioso dell’epoca e per dimostrare questa cosa gli aveva insistentemente chiesto lo scritto al Cardinale che, abboccando all’amo, fa una prefazione degna di attenta lettura e riflessione. Il tema di fondo è la nuova visione della pastorale utile a ricostruire un rapporto con la classe operaia, con i poveri.

Il libro susciterà in futuro, ovviamente, numerosissime polemiche. Vorrei citare alcuni episodi a mio parere significativi : uno è il fatterello del 1953 tratto dal concetto di comunione e confessione dove :"Un giovane contadino (30 anni) fu visto venire per qualche tempo a comunicarsi ogni giorno. Ognuno domandò se era malato al capo (e lo era veramente) ." Quando si affronta l’argomento del matrimonio si cade spesso (e a ragione) sul problema delle spese inutili, sul fatto che ci fosse la corsa ad avere una camera di lusso e il resto della casa che cade a pezzi, tutto questo perché il vicino aveva speso una certa cifra per la camera e non si poteva certo spendere meno per non passare male, bellissime le parole scritte da Don Lorenzo : " Come si fa a condurre una battaglia in difesa del povero se ci passa davanti un corteo di 10 macchine col povero vestito da principe e poi si sente di un banchetto con 50 invitati (compreso Principe e Signora, il Dottore e Signora)? Chi non sa amare il povero nei suoi errori non lo ama." Un’altra cosa che mi trova concordo in pieno anche con i concetti espressi dalla seguente frase : "Voler bene al povero, proporsi di metterlo al posto che gli spetta, significa non solo crescergli i salari, ma soprattutto crescergli il senso della propria superiorità, mettergli in cuore l’orrore di tutto ciò che è borghese, fargli capire che soltanto facendo tutto al contrario dei borghesi, potrà passar loro innanzi e eliminarli dalla scena politica e sociale." Un chiaro monito contro la borghesia, ovvero un modo di vivere ipocrita e stupido nei confronti di se stessi e del prossimo. Un’altra cosa che voglio citare è l’amore immenso che aveva per i ragazzi poveri e il bellissimo e singolare modo da lui usato, ad esempio se ne trovava uno che preferiva stare nel bar piuttosto che a scuola da lui gli diceva fino a stancarlo : "Non lo vedi che organizzano apposta il giro d’Italia e il cine per imbambolarti e tenerti lontano dalla scuola e dal sindacato ? Ma loro la Gazzetta non la leggono e badano a mandare i loro figlioli all’Università e poi ridono alle tue spalle....", un discorso che esprimeva lo stesso concetto lo avevo scritto sul giornale della Giunta Comunale di Tavarnelle V.P. nel 1998 quando ero consigliere comunale, loro li avevo chiamati "Dottori" e noi eravamo i "Pazienti" entrambi intrigati in un giochino a perdere, per i pazienti ovviamente, suscitando scalpore in un paio di politici di "mestiere". Uno era ed è insignificante, l’altro era il numero uno del paese; se ora sapessero che era lo stesso concetto che una volta ha espresso don Milani mi accuserebbero di plagio, d’altro canto chi è "superbo e splendido" non ti darà mai soddisfazione. ; c’è una piccola differenza : tutto quello che ho letto su don Milani l’ho letto nel 1999 ! Bellissimo e altrettanto condivisibile quando parla condannando coloro che parlano in gruppo (i famosi capannelli) di sport esattamente come se parlassero di loro stessi o di cose che veramente gli stanno a cuore, perché? Secondo don Lorenzo e lo appoggio in pieno.... "E’ la paura di restare in un cantuccio, di non essere alla pari degli altri, di non essere immersi nella conversazione degli altri, protetti dalla conversazione degli altri, dalla parità con gli altri". Sempre riferendosi a cose del genere dice più avanti: "Possibile che un popolo intero si interessi così, tutto, alla medesima cosa? Non esistono differenze di carattere e gusto?

I più fanno queste cose per non restare isolati. Hanno il terrore di chi non ha istruzione e per quello rinunciano anche alla loro personalità"- Questo problema a mio avviso nasce in mancanza di istruzione ma anche con una buona dose di superbia figlia ovviamente dell’ignoranza.

Chiudendo con le citazioni voglio farne due che devono far riflettere per la cattiveria e lo sfruttamento dell’ignoranza a carico di povera gente a dir poco indifesa ed ignorante. Nel primo un contadino tremante, col cappello in mano, annunzia ad una certa contessa (risparmio il nome che invece don Milani riporta) che ha avuto un altro figlio. La Contessa risponde infuriata : "Coglioni! Tu tiri un po’ troppo via, eppure tu lo sai come tu stai con il granaio!" Il contadino si giustifica con la Contessa dicendogli che non hanno altri divertimenti. Questo è un tipico esempio di quanto siano stati bastardi, infami e figli di puttana i padroni nei confronti di chi, per colpa non sua, era di un’ignoranza e una bambinaggine atroce. L’altra cosa riguarda questo fatto: in una famiglia contadina c’erano tre figli, uno sposato e due no, il minore va dal fattore per dirgli che vuole sposarsi; ecco la risposta del fattore scandalizzato: "Come ! Non ve ne basta una?" Detto questo immaginatevi il resto; il fattore, a sua volta schiavo del padrone, attacca con violenza delle persone con un motivo che dire grottesco è dir poco, un vero e proprio schifo, uno sfruttamento morale di chi sfruttato lo era davvero. Detto questo chiudo, altrimenti mi incazzo anche io.

 

Fra i nomi illustri che rimarranno attratti dalla splendida opera di don Milani ci saranno anche Luigi Einaudi e monsignor Giulio Facibeni. Il 15 dicembre dello stesso anno il 1958 il Sant'Uffizio ordina il ritiro dal commercio delle Esperienze Pastorali e ne proibisce ristampa e traduzione perché il testo è giudicato "inopportuno", tutto questo con il conforto de la Settimana del clero e di Civiltà cattolica con due nette stroncature del libro.

 

Il 28 ottobre '58 diventa papa Giovanni XXIII che pochi anni dopo convocherà il Concilio Vaticano II (1962-'65). Agosto 1959, Don Lorenzo scrive a Nicola Pistelli, direttore di Politica, una rivista della sinistra cattolica, un bellissimo documento che precorre di non poco la nuova impostazione conciliare sui rapporti interni alla Chiesa Cattolica. Pistelli non ha il coraggio di pubblicarlo.

 

Vicino al ’60 arrivano si affacciano i primi sintomi del tumore ai polmoni: un linfogranuloma maligno, che lo porterà alla morte. L’11 febbraio 1965, nel corso di un'assemblea i cappellani militari della Toscana in un comunicato stampa pubblicato dalla Nazione definiscono l'obiezione di coscienza "espressione di viltà". Don Lorenzo elabora la Risposta ai cappellani militari, opera grandiosa e nettamente superiore dal punto di vista morale e da lode dal punto di vista delle conoscenze storiche. Una cosa mi ha colpito di questo articolo, quando don Lorenzo riferendosi alle persone che hanno dato la vita per la patria scrive: "Se volete diciamo : preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d’odio, si son sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile ideale umano". Questa cosa, almeno io personalmente l’ ho sempre pensata ma non l’avevo mai sentita dire; da qui si capisce anche il perché don Lorenzo faceva di tutto perché i poveri avessero quel minimo di cultura di base come punto di partenza di pensiero e di confronto con gli altri. Vorrei anche citare questa parte tratta dalla "Lettera ai Giudici" : "avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto", con questo don Lorenzo mette l’accento sulla responsabilità che ognuno ha, che è ladro chi ruba e chi para il sacco e via dicendo, un po’ un monito contro il vizio comunissimo dello scaricabarile. Vorrei ricordare anche un brano tratto da "Giovani di Montagna e Giovani di Città" : "..un medico, oggi, quando parla con un ingegnere o con un avvocato discute da pari a pari. Ma questo non perché ne sappia quanto loro di ingegneria o di diritto. Parla da pari a pari perché ha in comune con loro il dominio sulla parola".... altro punto estremamente vero a mio parere che poi, se si discute da pari a pari per esempio fra un medico e un contadino che casualmente hanno entrambi il dono della parola ,entra in gioco l’esaltazione dell’ignoranza e della cattiveria e uno dei due si mette come per magia a fare la lista delle cose che possiede, in modo che i valori materiali compensino la falla. Con grande coraggio il prete di Barbina è anche l’unico che difende il diritto di "obiettare", come scelta, per non imparare ad obbedire automaticamente, come macchinette precostituite.

La risposta verrà poi pubblicata da Rinascita il 6 marzo.

Don Lorenzo è minacciato di venir sospeso a divinis dal cardinale di Firenze Florit e denunciato, alla Procura di Firenze da alcuni ex combattenti, siamo al colmo dell’ignoranza. Tutto questo gli costa un processo a Roma insieme al vicedirettore responsabile di Rinascita, Luca Pavolini, per apologia di reato. In vista del processo, non potendo parteciparvi perché malato, prepara la Lettera ai giudici, un puro capolavoro. Il 15 febbraio 1966 i giudici romani, dopo tre ore di camera di consiglio, assolvono Lorenzo Milani e Luca Pavolini perché il fatto non costituisce reato. Nel marzo '67 torna in via Masaccio a Firenze a casa della madre. La malattia gli toglie la parola, è costretto a comunicare con dei biglietti. Due giorni prima di morire Lorenzo borbotterà con la consueta ironia: "Un grande miracolo sta avvenendo in questa stanza: un cammello che passa per la cruna di un ago". Il 19 aprile scrive all'amica Carla Sborgi, che aveva lasciato prima di entrare in seminario, e le chiede di correre a Firenze. Ella dopo pochi giorni lo raggiunge. don Milani muore il 26 giugno '67. Ha soltanto 44 anni. Prima del processo d'appello in cui la Corte sentenzierà la condanna per Pavolini a cinque mesi e dieci giorni. Per il priore di Barbiana "il reato è estinto per morte del reo".

Nonostante la grave malattia viene preparata la "Lettera a una Professoressa", contro la scuola classista che boccia i poveri. Una frustata agli pseudo intellettuali dell’epoca e di oggi. Un libro fantastico pubblicato nel maggio del '67. I giudizi sulla scuola italiana dell’epoca sono trancianti, durissimi. Da questo splendido libro vorrei ricordare alcuni passaggi che mi hanno notevolmente colpito : "...Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito i ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo";un’altra cosa significativa, provata sulla mia pelle, viva secondo me anche oggi riguarda la politica... "... Le segreterie dei partiti preparano le liste dei candidati per le elezioni, le ornano in fondo di qualche lavoratore tanto per salvar la faccia. Poi provvedono che le preferenze vadano ai laureati..." e per ultima lascio un passaggio che poi lo si ritrova nella Costituzione ed è l’articolo 34 che è bellissimo ma non rispettato : " I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi".

Quanto, io Stefano Ballini avrei voluto essere rappresentato da quest’articolo................ va bè..... Questo librò sarà poi tradotto in tedesco, spagnolo, inglese e perfino giapponese.E' la vigilia di un '68 che sarà sempre un po’ ostile alla figura di don Dilani. Personalmente sono molto più ostile ai sessantottini, certo, ci sono nato in quell’anno ma è l’atteggiamento che questi signori hanno avuto nei confronti delle generazioni come la mia che mi fa rabbia, era troppo facile fare una rivoluzione quando ce n’era bisogno e in un modo o nell’altro si doveva cambiare, perché qualcuno di questi intelligentoni pieni di sè non provano a fare una rivoluzione all’inizio del terzo millennio? Contro chi la fate? Per quale causa? Per il comunismo? Che Guevara? Berlusconi? Hitler, Babbo Natale? Adesso che non c’è più niente da scoprire o da far vedere, perchè non venite a dirci cosa dobbiamo fare se avete la faccia tosta? La verità è che le uniche cose che mancano oggi sono le giustizie, proprio quelle che predicava don Milani, non è giusto che io,Stefano Ballini (lo uso al posto di Mario Rossi), abbia solo la terza media perché non ho avuto la possibilità di studiare e magari uno stronzo qualunque, che magari non amava andare a scuola, ci andava perché il babbino, invece che fare il contadino e poi l’operaio agricolo come il mio era imprenditore. Giusto? Forse era giusto che i due ruoli (dei genitori) fossero diversi ma perché io non ho potuto studiare e un altro sì? E’ giusto questo, cari signorotti? Beh, ci vuole più coraggio per fare una piccola scuola in mezzo alle montagne per insegnare a persone che non hanno nemmeno il pane che fare i post rivoluzionari in preda al moralismo distruttivo. Ricordatevi una cosa, tanto per usare un linguaggio colorito : l’Italia è stata fatta dai puttanieri, sì ,da quelli che beccavano lo scolo con le puttane perchè non c’erano i preservativi e successivamente distrutta dai moralisti, da molti di quelli che alzano un dito quando lo fanno tutti e poi passano la vita a predicare che bisogna muoversi quando è il momento, praticamente, quelli come voi. E’ facile alzarsi alle 7.30 per iniziare a lavorare alle 8.00, provate ad alzarvi a mezzanotte per iniziare all’una se vi riesce...... ad buon intenditore poche parole... Le conclusioni che voglio fare sono: non credevo mai e poi mai che mi sarei identificato come linea di pensiero in maniera pressoché totale con una persona, vissuta 40 anni fa e perlopiù un sacerdote; questa cosa mi ha lasciato titubante e sconcertato, non voglio certo paragonarmi a lui ci mancherebbe, sarei sconfitto prima di partire, sotto il profilo morale, umano, delle conoscenze religiose e storiche. Un’altra cosa per cui mi sento vicino a lui è lo studio del comportamento della gente, la voglia di analizzare il più piccolo e insignificante gesto, un pensiero, un discorso, una parola; la passione per la crescita intellettiva e la voglia di far capire a tutti che la ricchezza è interiore e non esteriore, che bisogna ragionare con il proprio cervello, che ognuno, se preso per il suo verso avrà comunque sempre qualcosa da fare o dire. Ho scritto sempre con orgoglio e grande chiarezza di essere un operaio perché non ho avuto la possibilità di studiare e le parole di don Milani nel mio caso bruciano come pallottole e tagliano come rasoi. Voglio dire solo che sono rimasto un po’ scosso, tutto qui....quanto avrei voluto parlarci e conoscerlo magari anche litigandoci, ognuna di queste cose, con lui, mi avrebbero fatto capire tante cose.... la stragrande maggioranza dei lettori di questa fanzine (Trippa Shake) lo conosceranno solo di nome. Bene, ecco un’occasione per rifarsi .... Una curiosità..."I Care" era scritto su una parete della scuola di Barbina; di fronte c’era questa : "Yo escribo porque me gusta estudiar. El nino que no estudia no es nuen revolucionario". Un grazie particolare a don Lorenzo Milani per essere vissuto, per aver insegnato fisicamente quand’era vivo e moralmente grazie ai suoi scritti. Non siamo tutti uguali nemmeno ora caro Lorenzo e dubito succeda in futuro, anche se ci spero.

Gita a Barbiana:é l’8 di agosto del ’99, sono da un paio di giorni in ferie, è domenica, un caldo soffocante, insieme a Donata decidiamo di andare a Barbiana. Partiamo diretti verso Borgo San Lorenzo. Vicini giriamo per Vicchio, a un paio di chilometri sulla destra troviamo l’indicazione per Barbiana. Cominciamo a salire, la strada è asfaltata all’inizio poi è sterrata e sempre più stretta, si continua a salire imperterriti, la strada continua a peggiorare, arriviamo quasi in cima, ancora cartelli per Barbina. Finalmente, dopo svariati bivi e chilometri, arriviamo in cima al monte, sulla sinistra c’è un capanno in alluminio con l’indicazione per Barbiana scritta con la vernice rossa ; c’è un rientro in cima alla montagna, è proprio da lì che si inizia a vedere la chiesa, la strada per arrivarci è strettissima e su uno strapiombo, non guardate di sotto ma soltanto la strada, seguo la curva della montagna e su una discesa ripidissima troviamo la chiesa sulla destra con canonica annessa, parcheggio davanti alla porta della chiesa. Riconosco la croce in ferro vista nelle fotografie, c’è un gruppo di scout e svariate persone in cerca di fresco appollaiate con sedie e tavolini da picnic sotto gli alberi, sopra alla canonica c’è il sentiero che porta a Monte Giovi che don Milani faceva con i ragazzi. La chiesa è chiusa, tutto chiuso, dalla strada sotto la chiesa vedo un sentiero per scendere nello strapiombo, lo percorro per una cinquantina di metri e sono al cimitero, è piccolissimo, alcune tombe soltanto, una grande, in terra, è la sua, don Milani è sepolto qui, sotto una tomba bianca, senza fotografie ma con tanti fiori, a testimonianza di quanto siano continue le visite di persone che lo amano. C’è una piccola cappella dove un quaderno raccoglie firme e dediche dei visitatori, lascio scritto quello che mi viene in mente in quel momento. Una scritta dice a chiunque entri di togliersi il cappello di fronte a questo grande uomo. Altre scritte come "I Care", frasi dedicate a lui e le indicazioni e i servizi del Centro Documentazione "don Milani e Scuola di Barbiana" che si trova in Piazza della Vittoria presso la Biblioteca Comunale di Vicchio (FI) - Tel.055/8497026. Nessuna raccolta di soldi sul posto, nessun souvenir, speriamo che regga così, come lui vorrebbe e avrebbe voluto. Andateci se non sapete cosa fare, andarci significa capire veramente bene che persona era, il perché il come di tanti quesiti che i libri vi suscitanoo.... bellissimo.

 

Film :

Molti lo avranno visto, "don Milani il Priore di Barbiana" un film TV della RAI del 1997 con Sergio Castellitto nella parte di don Milani, in una intervista dello stesso anno all’attore, dice una cosa significativa: "... lui ha scelto i poveri e si è fatto povero tra loro, ma mica ha scelto la retorica di chi si occupa dei poveri..." l’intera intervista potrete trovarla sul sito di Carlo Galeotti.

 

Per questo articolo ringrazio sentitamente il giornalista Carlo Galeotti per la gentilezza dimostratami, i dati storici di Don Milani sono estrapolati anche e soprattutto dai suoi scritti. http://www.etruria.org/nonsololibri/milani/ è il sito riguardante don Milani, stracolmo di informazioni, dati, articoli ecc, praticamente tutto o quasi quello che si può sapere su don Milani, imperdibile !

 

Questi sotto sono i libri fondamentali per capire veramente la vita di don Lorenzo Milani

Bibliografia Consigliata

 

"Il Vangelo come catechismo"- (Libreria Editrice Fiorentina- 1997- 118 Pp)-Questa è una delle prime scritture di Lorenzo appena arrivato a S.Donato a Calenzano a 24 anni.

La versione fu poi pubblicata dalla L.E.F nel 1983 con un’ampia documentazione di supporto. Il libriccino serviva e serve ad avere un corretto rapporto con i Vangeli e a capirne a parole povere le primarie essenze. Probabilmente il miglior supporto precedente a chi si vuole avvicinare un po’ di più alle Sacre Scritture. Scritto con parole semplici ed essenziali è una vera e propria guida.

 

"Esperienze Pastorali"- (Libreria Editrice Fiorentina-1958- 478 Pp)-Non voglio dire il libro che che è il libro che ha cambiato la mia vita ma piuttosto il libro che più di altri espone una filosofia morale in cui mi rispecchio maggiormente. Di solito nelle letture si cerca qualcosa in cui identificarci o comprenderci, in quest’opera, la prima di don Dilani, questa cosa è avvenuta in modo decisamente completo.

Il libro è diviso in due parti, la prima, mette in mostra uno studio minuzioso delle persone che frequentano la sua parrocchia sotto il punto di vista religioso ma soprattutto morale, analizzando minuziosamente comportamenti, gesti e usi della civiltà contadina montagnola dell’epoca e confrontandoli con le necessità. La seconda diventa un vero e proprio studio dei fenomeni riguardanti l’esodo verso altre parti, i motivi, le circostanze; in più diventa quasi un documento catastale informativo stracolmo di grafici dove si crea la storia dei piccoli borghi ma soprattutto delle case e ancora più precisamente delle persone che ci abitavano, delle cose che sono successe negli anni, delle prepotenti e arroganti misure adottate dai più forti verso i più deboli con i notevoli problemi avuti da don Milani con le gerarchie della chiesa notoriamente propense verso il potere.

L’esperienza scolastica e la continua lotta per far avere la padronanza della "parola" ai più deboli, che permette poi loro di misurarsi con il mondo. Non mancano storielle riguardanti montanari, alcune tristissime, altre colorite e decisamente belle sotto ogni punto di vista, le lotte di classe, lo sfruttamento sul lavoro, il diritto allo sciopero. Il libro si conclude con "Lettera a don Piero", una bellissima riflessione su una dolorosa storia di sfruttamento minorile finita ovviamente male che mette in mostra quanto una persona come don Lorenzo abbia patito nel vedere la sofferenza altrui senza poter minimamente intervenire. Taglio qui la recensione anche se potrei seguitare per molto, per me uno dei più bei libri mai letti, denso di "ricchezza" morale, sicuramente da non perdere.......qui si impara ad amare, cari signori... altro che storie.

 

"L’obbedienza non è più una virtù e altri scritti pubblici"- a cura di Carlo Galeotti- (Stampa Alternativa-1998- 160 Pp)-Questo volume di Stampa Alternativa curato dall’attentissimo Carlo Galeotti riporta alla luce il libro già edito dalla Libreria Fiorentina nel 1965 aggiungendo alcuni scritti inviati ad alcune testate giornalistiche o lettere stampate da altri libri. Consiglio questo libro perché, come sostiene Carlo, molte lettere di don Lorenzo sono state o cambiate o manomesse. Alcune, quelle con le parolacce, addirittura eliminate così da rendere il testo più adatto ai salotti della medio alta borghesia, esattamente quello che non don Dilani non avrebbe mai voluto. Le lettere sono autentiche, scelte e confrontate. Un libro assolutamente da avere con tanto di biografia e bibliografia. www.ilcircolino.it/milani 

 

Scuola di Barbiana

"Lettere a una Professoressa"- (Libreria Editrice Fiorentina-1967- 170 Pp)-Libro curato da don Lorenzo ma scritto da alcuni dei suoi ragazzi, quelli di Barbiana, otto in totale. Una grande, totale e feroce denuncia sui sistemi e i metodi talvolta discriminatori (volontariamente e non) usati dagli insegnanti nelle scuole "normali" rispetto ai metodi decisamente più umani e sensibili di don Lorenzo, il quale riusciva ad appassionare i ragazzi al sapere, facendo loro capire che la scuola era una fortuna, una splendida ricchezza per confrontarsi con il resto del mondo che con i deboli non è mai stato troppo leggero. La consapevolezza che la "parola" potesse eliminare, almeno in parte, le disugualianze sociali. Un libro appassionante, provocatorio, bello, mai retorico che si trasforma anche in documento nel finale vista la ricchezza di grafici e dati che insieme ai temi e alle argomentazioni a confronto presenti nel libro fanno un insieme di cultura, che pur oggi a trenta anni di distanza, rischia di diventare "alternativa", decisamente imperdibile.

Pubblicazioni successive alla sua morte

Carlo Galeotti

"Don Milani - Il Prete Rosso- Un caso di killeraggio giornalistico"- (Stampa Alternativa-1998- 32 Pp)-Questo piccolo ma prezioso volumetto di Carlo Galeotti riporta alla luce un caso di killeraggio giornalistico ovvero quello che scrisse Pier Francesco Pingitore, capo redattore di Specchio, il giornale pseudo fascista che mise in primo piano don Milani dopo un viaggio a Barbiana di due giornalisti (uno era Pingitore) e un fotografo. Qui trovate l’intero articolo dove, secondo la testimonianza di Pingitore, don Milani si scaglia violentemente in modo verbale verso i tre definendoli fascisti e oppressori. E’ chiaro che restano molti dubbi sulla credibilità dell’articolo che lo stesso Milani ha sempre smentito; oltre che ad un tentativo di far passare da pazzo psicotico don Milani si vede anche un certo "movimento" di base del giornalista che tenta di portare alla luce altri preti, secondo lui "rossi" come Borghi, Balducci, David Maria Turoldo e Don Corso Gucciardini. Oltre alla denuncia verso l’articolo potrete trovare anche alcuni dati riguardo la persona di Pingitore, sull’ambiguo articolo che scrisse nel ’66 su "Il Bagaglino" riguardante la certa facilità di attentare alla vita di Aldo Moro e sui successivi e attuali impegni televisivi di satira come Creme Caramel, Champagne, Rose Rosse, Biberon e Bucce di Banana, quella pseudo satira che piace tanto ai semi intellettuali in cerca di novità. Secondo me un prezioso volumetto.

 

"Lettere di Don Lorenzo Milani Priore di Barbiana"- a cura di Michele Gesualdi- (Mondadori-1970-284 Pp)-Raccolta di 127 lettere fra le oltre mille disponibili in possesso di Michele Gesualdi. La raccolta di queste e la successiva pubblicazione del seguente libro fu decisa dopo la morte di don Lorenzo da Michele insieme ad altri ex allievi di Barbiana. Le lettere sono messe in ordine temporale e quindi si notano bene gli stadi della malattia che lo porteranno alla morte, oltre a questo si sente pulsare il cuore di don Lorenzo. Scrittura chiara e lineare, l’amore per i suoi ragazzi montanini, prima con lui e successivamente in giro per l’Europa e non solo, le lettere, l’amore per i poveri e gli sfortunati, le ostilità per i nati fortunati e bene, l’odio infinito per la borghesia, i contrasti con le scale gerarchiche della Chiesa, gli infiniti scontri (vedi alcune velenosissime lettere del Cardinale Florit). Vorrei segnalare alcune cose: in una lettera ammette con grande dignità: "... ed io di peccati ne faccio numerosissimi e me ne pento e li confesso continuamente, ma sono tutt’altri peccati che faccio con tutt’altri mezzi che non la penna stilografica....", parlando con Corrado Bacci di borghesia dice una cosa sacrosanta : " Quelli son poveri di fatto, borghesi nel cuore. Roba che si sconfigge facilmente con le gratifiche, il miracolo economico, gli aumenti di stipendio, gli elettrodomestici"... Riferendosi alla scrittura scrive a Giorgio Pecorini : "...... per scrivere non occorre nè genio nè personalità perché ci sono regole oggettive che valgono per tutti e per sempre e l’opera è tanto più arte quanto più le segue e s’avvicina al vero"... una carrellata di sensazioni, emozioni "umane", è lui... non c’è niente da fare....bellissimo !

 

"Lettere alla Madre"- a cura di Giuseppe Battelli- (Marietti -I Rombi-1998- 290 Pp)-Questa è una raccolta delle lettere alla madre, il primo libro edito da Mondadori non l’ ho trovato. Migliore occasione per conoscere l’amore e il rispetto che Lorenzo aveva per la madre non c’è. Le lettere vanno dal periodo iniziale a S.Donato in Calenzano fino alla definitiva Barbina. Qui si conoscono un po’ più da vicino, con le persone, con il clero, con i suoi ragazzi che tanto amava e con il mondo fino alle tristi descrizioni degli sviluppi della malattia che poi gli sarà fatale. Molti gli episodi da citare ma ne scelgo uno che è significativo, e risale al 56 : "...Sono ancora estremamente attaccato al mio ingrato popolo, che poi non è tutto ingrato e ho l’impressione che non potrò mai viverne senza anche se non potrò neanche mai andarci d’accordo.." a dimostrazione di uno stato d’animo consapevole e dolce, oppure questo quando nel ’65 celebra un matrimonio e alla sposa augura di mettere al mondo tanti sindacalistini quanti ne ha messi al mondo la sua scuola. Un libro "riservato" e carico, come al solito, di amore. Affascinante.

 

Centro Documentazione Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana

"Progetto Lorenzo Milani"-a cura di Edoardo Martinelli- (L.I.P-1998-305 Pp)-"Dedicato ai Contadini di tutto il mondo"... Così inizia questo splendido libro pubblicato ad oltre trenta anni di distanza dalla morte di Lorenzo Milani. Ricchissimo di dati, conferenze del priore e non solo, testimonianze degli amici e di contadini. Bellissima quella finale di Eda Pelagatti. Il libro è stato redatto dal Centro di documentazione in questione e mette in mostra un progetto per il futuro, per la scuola e per l’educazione pedagogica; il risultato è grandissimo e molto articolato, oserei dire anche difficile da comprendere ma questo non è un male, l’importante è che funzioni. Splendida la raccolta di foto all’interno, alcune inedite. C’è addirittura la testimonianza del Ministro Berlinguer e qualche inedito di Lorenzo molto bello. Ci sono comunque alcuni episodi che vorrei segnalare come quello di Giorgio Pelagatti che si apprestava a prendere dei tranquillanti. Lorenzo lo vide e dopo essersi fatto spiegare cosa fossero gli disse di aprire la mano, sputarci sopra, e gettarle nel fosso. Una cosa bellissima è anche quella che dice in una lettera alla Signora Lovato : "Il desiderio d’esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è amore...". Un libro che raccoglie tonnellate di emozioni e sensazioni. Bellissimo !