Don Lorenzo Milani
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Un
prete tanto chiacchierato, Lorenzo Carlo Domenico Comparetti alias don
Lorenzo Milani, un profeta che miete consensi ad anni di distanza, una
persona che mette nel panico ideologi, teologi, preti, credenti e laici,
una persona che è stata sicuramente importante, più che per se stessa,
per gli altri, per le generazioni future. Oggi tantissima gente segue un
po’ quella che era la sua linea di pensiero, chi da laico chi da
credente, alcuni sacerdoti ne fanno fonte principale (o quasi)
d’ispirazione, decine e decine di persone al loro seguito, nelle
chiese e in altri luoghi. Non mi piacciono le pseudo "sette"
dei preti che con la schiera di fedeli al seguito dicono di rifarsi
totalmente a don Milani, di parlare di lui e delle sue parole, della sua
insistenza sulla parità fra poveri,ecc.... e tutti dietro come pecore a
sentire la bella novella del prete cacciato sulla montagna che insegna
ai bambini poveri ; di questo passo si legge e si impara chi era e
si conosce la sua storia ma si rischia di perdere la cosa migliore,
ovvero la vera essenza di ciò che lui voleva dire e il suo vero
"io", leggete pure i suoi scritti e pensate, soffermatevi e
fate delle considerazioni personali, ognuno di voi proverà qualcosa di
personale e unico, ognuno avrà qualcosa da pensare, dire e imparare. Non
importa dedicarsi alla scuola sulle montagne; questo dev’essere un
punto di riflessione (possibilmente da soli, prima di sentire l’idea
di un’altra persona che possa prendere il posto della vostra, anche se
vi sembra più giusta) altrimenti diventa un "mitizzare una buona
novella" e basta, pensate con il vostro cervello, esattamente come
lui avrebbe voluto. Odio quando si rammenta don Milani nelle
manifestazioni propagandistiche e politiche, a rappresentazione pseudo
idolatrica del centro sinistra, complice involontario Michele Gesualdi,
ex allievo di Barbiana e attuale Presidente della Provincia di Firenze.
Mi schifa quando si rammentano le sue frasi per colpire nel cuore e
nell’animo un pubblico che ha "bisogno" di un punto di
riferimento quando si reca alle urne. Se don Lorenzo fosse in vita non
credo ne rimarrebbe affascinato anzi, come diceva lui volerebbero dei
bei "scapaccioni", preferirei che quando si parla di lui si
consigliassero le sue letture per capirne la pura essenza e trarne
insegnamento e crescere interiormente ; non prendete a modello
quello che era "lui" ma quello che voleva far capire che non
è altro che una delle più logiche e chiare interpretazioni della
parola di Cristo, molte volte, anche troppe, in contrasto con il clero
che invece si adegua al passo coi tempi. Don Milani è vissuto almeno un
secolo prima, anche lui affermava di essere nato fuori secolo, per
questo è ricordato e sarà ricordato, Gesù era avanti due o tremila
anni rispetto a noi e si vede, non c’è ombra di dubbio.Dico che
l’insegnamento del Vangelo o comunque delle sacre scritture spesso ha
bisogno di un’analisi critica (esegesi) o analisi interpretativa
pastorale, di un sacerdote, teologo ecc. Quello che ha lasciato a parole
e in scritto don Lorenzo Milani non ha bisogno d’interpretazione per
la grande chiarezza con cui parlava, talvolta e spesso usando parolacce,
anche per questo l’amo tantissimo, es : "Avevo proprio
deciso di votare PCI ma ora lo piglia in culo" (LEF "Lettere
in un’amicizia" 1976) o nel ‘56 : "... quella puttana
della sua mamma..." (Mondadori "Lettere alla Madre"
1970), oppure parlando d’educazione sessuale Edoardo Martinelli
racconta che Don Lorenzo rispondendo ad un professore presente ad una
lezione a Barbiana rispose : "Abbiamo pesato un uomo ed era 70
kg, poi gli abbiamo pesato l’uccello e abbiamo fatto le dovute
proporzioni", in una lettera invece dice :"Andatelo
dunque a prendere in culo quanti siete" (L.I.P "Progetto
Lorenzo Milani" 1998). Tutto questo mettendo anche grande profondità
d’animo per i più deboli; egli metteva per la prima volta sul piatto
il problema fra chiesa cattolica e classe operaia, il problema
dell’ignoranza da superare per raggiungere l’uguaglianza,la lotta
sociale,l’informazione anti oppressione vedi Obiezione di Coscienza.
Aveva una memoria e una conoscenza storica talmente grande da
sconcertare. Era decisamente di un umorismo particolare e graffiante. Lo
potrete constatare da soli ma vorrei ricordare un divertentissimo
episodio : don Lorenzo prendeva in giro un certo
"Brontolo"e una volta gli disse : "Sembri proprio
uno scimmione..." . Il ragazzo risentito anche dalle risate degli
altri ragazzi risponde : "Lo sai invece te chi tu sei ?
Un bucaiolo !", Don Lorenzo rispose : "Un bucaiolo ?
Almeno dimmi don Bucaiolo !" (L.I.P. "Progetto Lorenzo
Milani" 1998) .E’ per questi motivi che questo articolo è
dedicato a lui e a quello che ha detto e fatto, credeva di avere la
verità di Dio dalla sua parte e certe frasi dette come : "Io
sono il nuovo padre della Chiesa ! Se ne accorgeranno quando sarò
morto !" fanno riflettere. Detto questo don Lorenzo Milani
colpisce chiunque legga la sua storia o legga la sua parola, nel bene
ovviamente ma vediamo chi era più precisamente. Lorenzo
Milani nasce il 27 Maggio 1923 da famiglia ricca, i suoi erano
spiccatamente dell’alta borghesia fiorentina. Una famiglia ricca che
ha dato alla luce nei tempi precedenti personaggi illustri o di un certo
peso come studiosi, scienziati ecc. Suo padre era Albano Milani,sua
madre Alice Weiss, lui laureato e conoscitore di varie lingue, chimico
con il dono della poesia, lei d’origine ebraica, donna molto colta. Un
fratello maggiore di nome Adriano ed Elena la sorella più piccola.
Detto questo la famiglia di Lorenzo non era molto dedita al culto della
religione ma avevano un atteggiamento un po’ distaccato, quasi laico.
Nel periodo adolescenziale Lorenzo ha problemi di salute. All’età di
sette anni la sua famiglia si trasferisce a Milano. Nel 1933 i suoi
genitori, sposati soltanto civilmente, celebrano il matrimonio in chiesa
e battezzano i tre figli, (si stavano avvicinando i primi timori di
problemi razziali) .Nel '34 Lorenzo entra alla prima ginnasiale del
Berchet dopodichè passa all'istituto Zaccaria, per tornare poi
definitivamente al Berchet. Dopo vari problemi a scuola (era un po’
testone) con conseguenze negative per l’immagine della famiglia,
Lorenzo approda alla prima liceo : è un'altra catastrofe. Decide
allora, di saltare una classe: si presenta agli esami di ammissione in
terza da privatista e... li supera grazie ad un sorprendente tema
d’italiano. Il 21 maggio '41 la guerra chiude le scuole in anticipo.
Lorenzo è dichiarato maturo ma rifiuta d'andare all'università come
tradizione per i Milani. Dopo la maturità, Lorenzo decide di darsi alla
pittura nonostante le titubanze dei genitori , detto questo viene
affidato alle cure del pittore Hans Joachim Staude, a Firenze. E' tempo
di guerra e di fame, vicino a piazza Pitti accade un episodio che lo
segnerà profondamente e gli sconvolgerà l’universo interiore.
Lorenzo, mentre dipinge, sta mangiando un panino. Una donna popolare gli
dice: "Non si viene a mangiare il pane bianco nelle strade dei
poveri!". Questo
episodio è rafforzato dalla testimonianza della Professoressa Corradi,
collaboratrice e insegnante a Barbiana che dice : "Un senso di
colpa tremendo che aveva già provato, quando l’autista di famiglia lo
accompagnava a scuola. Voleva lo scendesse prima perchè si vergognava
farsi vedere dai compagni" (L.I.P "Progetto Lorenzo Milani
1998). Torna a Milano ed apre uno studio da pittore. Grazie ad una
ricerca sui colori della liturgia cattolica Lorenzo si avvicina in
qualche modo alla Chiesa. A Gigliola (residenza estiva della famiglia
nelle vicinanze di Montespertoli nel '42 trova un vecchio messale.
Scrive all’amico Oreste Del Buono : "Ho letto la Messa. Ma
sai che è più interessante dei Sei personaggi in cerca d'autore ?".
Curiosa la firma della lettera: "Lorenzino Dio e pittore". In
quel periodo ebbe quasi un "fidanzamento" con Carla Sborgi. Il
3 giugno '43, arriva la conversione e l’incontro con don Raffaele
Bensi, che ne diventerà il direttore spirituale. Al capezzale di un
giovane sacerdote, Lorenzo annuncia a don Bensi che vuole prendere il
suo posto . Dopo qualche giorno riceve la cresima dal cardinale Elia
Dalla Costa. Entra al seminario di Cestello in Oltrarno il 9 novembre
'43 dove si sta "zitti in latino" come diceva lui. Arrivano a
fiumi i contrasti col rettore monsignor Giulio Lorini e con don Mario
Tirapani, che da vicario generale della diocesi lo perseguiterà e lo
farà confinare a Barbiana. La famiglia detesta la scelta di vita
religiosa del figlio. Nessuno dei parenti sarà presente infatti alla
cerimonia della tonsura, l'atto d'ingresso alla vita ecclesiastica. Nel
1943 iniziano anche le persecuzioni contro gli ebrei a Firenze. Nel
referendum istituzionale del 2 giugno '46 Lorenzo Milani si schiera per
la Repubblica, nonostante le raccomandazioni contrarie del Cardinale. Il
13 luglio '47 a Santa Maria del Fiore viene ordinato sacerdote dal
cardinale Dalla Costa.E' il 9 ottobre del '47, a San Donato di Calenzano
arriva il giovane cappellano don Milani che dovrà aiutare l’ormai
vecchio parroco Daniele Pugi. E'
qui che fonda la scuola popolare. Dopo il suo arrivo scrive alla madre
queste elementari ma fondamentali parole: "Sicché ora sono felice
e vorrei che tu lo fossi anche te". 18 aprile '48: la DC vince le
elezioni (durissime a volte le critiche verso il suo successivo operato,
come nel resto anche nei confronti del comunismo). Nel 1951 s'ammala di
tubercolosi. Muore Daniele Pugi, il "babbo - Proposto", don
Milani viene esiliato: è nominato priore di Sant'Andrea a Barbiana, 475
metri sul livello del mare nei monti del Mugello, sopra Firenze. Il 6
dicembre 1954 arriva a Barbiana. Non c'è né strada, né luce, né
acqua. Nella parrocchia, che doveva essere chiusa, vivono una manciata
di famiglie sparse tra i monti. Don Milani acquista subito un posto nel
piccolo cimitero di montagna, dove poi verrà sepolto con i paramenti
sacri e gli scarponi da montagna. Fonda una nuovissima scuola per i suoi
ragazzi "montanini", dove i poveri imparano la lingua che li
può render uguali. Saranno poi molti gli intellettuali attratti dalla
figura di don Milani e dalla sua scuola. A marzo del '58 viene
pubblicato "Esperienze Pastorali" con l'imprimatur del
Cardinale, proprio questo atto dimostra quanto l’intelligenza e la
visione del mondo da parte di don Milani sia stata superiore a qualsiasi
intellettuale religioso dell’epoca e per dimostrare questa cosa gli
aveva insistentemente chiesto lo scritto al Cardinale che, abboccando
all’amo, fa una prefazione degna di attenta lettura e riflessione. Il
tema di fondo è la nuova visione della pastorale utile a ricostruire un
rapporto con la classe operaia, con i poveri. Il
libro susciterà in futuro, ovviamente, numerosissime polemiche. Vorrei
citare alcuni episodi a mio parere significativi : uno è il
fatterello del 1953 tratto dal concetto di comunione e confessione dove :"Un
giovane contadino (30 anni) fu visto venire per qualche tempo a
comunicarsi ogni giorno. Ognuno domandò se era malato al capo (e lo era
veramente) ." Quando si affronta l’argomento del matrimonio si
cade spesso (e a ragione) sul problema delle spese inutili, sul fatto
che ci fosse la corsa ad avere una camera di lusso e il resto della casa
che cade a pezzi, tutto questo perché il vicino aveva speso una certa
cifra per la camera e non si poteva certo spendere meno per non passare
male, bellissime le parole scritte da Don Lorenzo : " Come si
fa a condurre una battaglia in difesa del povero se ci passa davanti un
corteo di 10 macchine col povero vestito da principe e poi si sente di
un banchetto con 50 invitati (compreso Principe e Signora, il Dottore e
Signora)? Chi non sa amare il povero nei suoi errori non lo ama."
Un’altra cosa che mi trova concordo in pieno anche con i concetti
espressi dalla seguente frase : "Voler bene al povero,
proporsi di metterlo al posto che gli spetta, significa non solo
crescergli i salari, ma soprattutto crescergli il senso della propria
superiorità, mettergli in cuore l’orrore di tutto ciò che è
borghese, fargli capire che soltanto facendo tutto al contrario dei
borghesi, potrà passar loro innanzi e eliminarli dalla scena politica e
sociale." Un chiaro monito contro la borghesia, ovvero un modo di
vivere ipocrita e stupido nei confronti di se stessi e del prossimo.
Un’altra cosa che voglio citare è l’amore immenso che aveva per i
ragazzi poveri e il bellissimo e singolare modo da lui usato, ad esempio
se ne trovava uno che preferiva stare nel bar piuttosto che a scuola da
lui gli diceva fino a stancarlo : "Non lo vedi che organizzano
apposta il giro d’Italia e il cine per imbambolarti e tenerti lontano
dalla scuola e dal sindacato ? Ma loro la Gazzetta non la leggono e
badano a mandare i loro figlioli all’Università e poi ridono alle tue
spalle....", un discorso che esprimeva lo stesso concetto lo avevo
scritto sul giornale della Giunta Comunale di Tavarnelle V.P. nel 1998
quando ero consigliere comunale, loro li avevo chiamati
"Dottori" e noi eravamo i "Pazienti" entrambi
intrigati in un giochino a perdere, per i pazienti ovviamente,
suscitando scalpore in un paio di politici di "mestiere". Uno
era ed è insignificante, l’altro era il numero uno del paese; se ora
sapessero che era lo stesso concetto che una volta ha espresso don
Milani mi accuserebbero di plagio, d’altro canto chi è "superbo
e splendido" non ti darà mai soddisfazione. ; c’è una
piccola differenza : tutto quello che ho letto su don Milani l’ho
letto nel 1999 ! Bellissimo e altrettanto condivisibile quando
parla condannando coloro che parlano in gruppo (i famosi capannelli) di
sport esattamente come se parlassero di loro stessi o di cose che
veramente gli stanno a cuore, perché? Secondo don Lorenzo e lo appoggio
in pieno.... "E’ la paura di restare in un cantuccio, di non
essere alla pari degli altri, di non essere immersi nella conversazione
degli altri, protetti dalla conversazione degli altri, dalla parità con
gli altri". Sempre riferendosi a cose del genere dice più avanti:
"Possibile che un popolo intero si interessi così, tutto, alla
medesima cosa? Non esistono differenze di carattere e gusto? I
più fanno queste cose per non restare isolati. Hanno il terrore di chi
non ha istruzione e per quello rinunciano anche alla loro personalità"-
Questo problema a mio avviso nasce in mancanza di istruzione ma anche
con una buona dose di superbia figlia ovviamente dell’ignoranza. Chiudendo
con le citazioni voglio farne due che devono far riflettere per la
cattiveria e lo sfruttamento dell’ignoranza a carico di povera gente a
dir poco indifesa ed ignorante. Nel primo un contadino tremante, col
cappello in mano, annunzia ad una certa contessa (risparmio il nome che
invece don Milani riporta) che ha avuto un altro figlio. La Contessa
risponde infuriata : "Coglioni! Tu tiri un po’ troppo via,
eppure tu lo sai come tu stai con il granaio!" Il contadino si
giustifica con la Contessa dicendogli che non hanno altri divertimenti.
Questo è un tipico esempio di quanto siano stati bastardi, infami e
figli di puttana i padroni nei confronti di chi, per colpa non sua, era
di un’ignoranza e una bambinaggine atroce. L’altra cosa riguarda
questo fatto: in una famiglia contadina c’erano tre figli, uno sposato
e due no, il minore va dal fattore per dirgli che vuole sposarsi; ecco
la risposta del fattore scandalizzato: "Come ! Non ve ne basta
una?" Detto questo immaginatevi il resto; il fattore, a sua volta
schiavo del padrone, attacca con violenza delle persone con un motivo
che dire grottesco è dir poco, un vero e proprio schifo, uno
sfruttamento morale di chi sfruttato lo era davvero. Detto questo
chiudo, altrimenti mi incazzo anche io. Fra
i nomi illustri che rimarranno attratti dalla splendida opera di don
Milani ci saranno anche Luigi Einaudi e monsignor Giulio Facibeni. Il 15
dicembre dello stesso anno il 1958 il Sant'Uffizio ordina il ritiro dal
commercio delle Esperienze Pastorali e ne proibisce ristampa e
traduzione perché il testo è giudicato "inopportuno", tutto
questo con il conforto de la Settimana del clero e di Civiltà cattolica
con due nette stroncature del libro. Il
28 ottobre '58 diventa papa Giovanni XXIII che pochi anni dopo convocherà
il Concilio Vaticano II (1962-'65). Agosto 1959, Don Lorenzo scrive a
Nicola Pistelli, direttore di Politica, una rivista della sinistra
cattolica, un bellissimo documento che precorre di non poco la nuova
impostazione conciliare sui rapporti interni alla Chiesa Cattolica.
Pistelli non ha il coraggio di pubblicarlo. Vicino
al ’60 arrivano si affacciano i primi sintomi del tumore ai polmoni:
un linfogranuloma maligno, che lo porterà alla morte. L’11 febbraio
1965, nel corso di un'assemblea i cappellani militari della Toscana in
un comunicato stampa pubblicato dalla Nazione definiscono l'obiezione di
coscienza "espressione di viltà". Don Lorenzo elabora la
Risposta ai cappellani militari, opera grandiosa e nettamente superiore
dal punto di vista morale e da lode dal punto di vista delle conoscenze
storiche. Una cosa mi ha colpito di questo articolo, quando don Lorenzo
riferendosi alle persone che hanno dato la vita per la patria scrive:
"Se volete diciamo : preghiamo per quegli infelici che,
avvelenati senza loro colpa da una propaganda d’odio, si son
sacrificati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza
avvedersene ogni altro nobile ideale umano". Questa cosa, almeno io
personalmente l’ ho sempre pensata ma non l’avevo mai sentita dire;
da qui si capisce anche il perché don Lorenzo faceva di tutto perché i
poveri avessero quel minimo di cultura di base come punto di partenza di
pensiero e di confronto con gli altri. Vorrei anche citare questa parte
tratta dalla "Lettera ai Giudici" : "avere il
coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui
l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle
tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli
uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico
responsabile di tutto", con questo don Lorenzo mette l’accento
sulla responsabilità che ognuno ha, che è ladro chi ruba e chi para il
sacco e via dicendo, un po’ un monito contro il vizio comunissimo
dello scaricabarile. Vorrei ricordare anche un brano tratto da
"Giovani di Montagna e Giovani di Città" : "..un
medico, oggi, quando parla con un ingegnere o con un avvocato discute da
pari a pari. Ma questo non perché ne sappia quanto loro di ingegneria o
di diritto. Parla da pari a pari perché ha in comune con loro il
dominio sulla parola".... altro punto estremamente vero a mio
parere che poi, se si discute da pari a pari per esempio fra un medico e
un contadino che casualmente hanno entrambi il dono della parola ,entra
in gioco l’esaltazione dell’ignoranza e della cattiveria e uno dei
due si mette come per magia a fare la lista delle cose che possiede, in
modo che i valori materiali compensino la falla. Con grande coraggio il
prete di Barbina è anche l’unico che difende il diritto di
"obiettare", come scelta, per non imparare ad obbedire
automaticamente, come macchinette precostituite. La
risposta verrà poi pubblicata da Rinascita il 6 marzo. Don
Lorenzo è minacciato di venir sospeso a divinis dal cardinale di
Firenze Florit e denunciato, alla Procura di Firenze da alcuni ex
combattenti, siamo al colmo dell’ignoranza. Tutto questo gli costa un
processo a Roma insieme al vicedirettore responsabile di Rinascita, Luca
Pavolini, per apologia di reato. In vista del processo, non potendo
parteciparvi perché malato, prepara la Lettera ai giudici, un puro
capolavoro. Il 15 febbraio 1966 i giudici romani, dopo tre ore di camera
di consiglio, assolvono Lorenzo Milani e Luca Pavolini perché il fatto
non costituisce reato. Nel marzo '67 torna in via Masaccio a Firenze a
casa della madre. La malattia gli toglie la parola, è costretto a
comunicare con dei biglietti. Due giorni prima di morire Lorenzo
borbotterà con la consueta ironia: "Un grande miracolo sta
avvenendo in questa stanza: un cammello che passa per la cruna di un
ago". Il 19 aprile scrive all'amica Carla Sborgi, che aveva
lasciato prima di entrare in seminario, e le chiede di correre a
Firenze. Ella dopo pochi giorni lo raggiunge. don Milani muore il 26
giugno '67. Ha soltanto 44 anni. Prima del processo d'appello in cui la
Corte sentenzierà la condanna per Pavolini a cinque mesi e dieci
giorni. Per il priore di Barbiana "il reato è estinto per morte
del reo". Nonostante
la grave malattia viene preparata la "Lettera a una
Professoressa", contro la scuola classista che boccia i poveri. Una
frustata agli pseudo intellettuali dell’epoca e di oggi. Un libro
fantastico pubblicato nel maggio del '67. I giudizi sulla scuola
italiana dell’epoca sono trancianti, durissimi. Da questo splendido
libro vorrei ricordare alcuni passaggi che mi hanno notevolmente colpito :
"...Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle
all’infinito i ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non
parla come loro. O per bocciarlo";un’altra cosa significativa,
provata sulla mia pelle, viva secondo me anche oggi riguarda la
politica... "... Le segreterie dei partiti preparano le liste dei
candidati per le elezioni, le ornano in fondo di qualche lavoratore
tanto per salvar la faccia. Poi provvedono che le preferenze vadano ai
laureati..." e per ultima lascio un passaggio che poi lo si ritrova
nella Costituzione ed è l’articolo 34 che è bellissimo ma non
rispettato : " I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi
hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". Quanto,
io Stefano Ballini avrei voluto essere rappresentato da
quest’articolo................ va bè..... Questo librò sarà poi
tradotto in tedesco, spagnolo, inglese e perfino giapponese.E' la
vigilia di un '68 che sarà sempre un po’ ostile alla figura di don
Dilani. Personalmente sono molto più ostile ai sessantottini, certo, ci
sono nato in quell’anno ma è l’atteggiamento che questi signori
hanno avuto nei confronti delle generazioni come la mia che mi fa
rabbia, era troppo facile fare una rivoluzione quando ce n’era bisogno
e in un modo o nell’altro si doveva cambiare, perché qualcuno di
questi intelligentoni pieni di sè non provano a fare una rivoluzione
all’inizio del terzo millennio? Contro chi la fate? Per quale causa?
Per il comunismo? Che Guevara? Berlusconi? Hitler,
Babbo Natale? Adesso che non c’è più niente da scoprire o da
far vedere, perchè non venite a dirci cosa dobbiamo fare se avete la
faccia tosta? La verità è che le uniche cose che mancano oggi sono le
giustizie, proprio quelle che predicava don Milani, non è giusto che
io,Stefano Ballini (lo uso al posto di Mario Rossi), abbia solo la terza
media perché non ho avuto la possibilità di studiare e magari uno
stronzo qualunque, che magari non amava andare a scuola, ci andava perché
il babbino, invece che fare il contadino e poi l’operaio agricolo come
il mio era imprenditore. Giusto? Forse era giusto che i due ruoli (dei
genitori) fossero diversi ma perché io non ho potuto studiare e un
altro sì? E’ giusto questo, cari signorotti? Beh, ci vuole più
coraggio per fare una piccola scuola in mezzo alle montagne per
insegnare a persone che non hanno nemmeno il pane che fare i post
rivoluzionari in preda al moralismo distruttivo. Ricordatevi una cosa,
tanto per usare un linguaggio colorito : l’Italia è stata fatta
dai puttanieri, sì ,da quelli che beccavano lo scolo con le puttane
perchè non c’erano i preservativi e successivamente distrutta dai
moralisti, da molti di quelli che alzano un dito quando lo fanno tutti e
poi passano la vita a predicare che bisogna muoversi quando è il
momento, praticamente, quelli come voi. E’ facile alzarsi alle 7.30
per iniziare a lavorare alle 8.00, provate ad alzarvi a mezzanotte per
iniziare all’una se vi riesce...... ad buon intenditore poche
parole... Le conclusioni che voglio fare sono: non credevo mai e poi mai
che mi sarei identificato come linea di pensiero in maniera pressoché
totale con una persona, vissuta 40 anni fa e perlopiù un sacerdote;
questa cosa mi ha lasciato titubante e sconcertato, non voglio certo
paragonarmi a lui ci mancherebbe, sarei sconfitto prima di partire,
sotto il profilo morale, umano, delle conoscenze religiose e storiche.
Un’altra cosa per cui mi sento vicino a lui è lo studio del
comportamento della gente, la voglia di analizzare il più piccolo e
insignificante gesto, un pensiero, un discorso, una parola; la passione
per la crescita intellettiva e la voglia di far capire a tutti che la
ricchezza è interiore e non esteriore, che bisogna ragionare con il
proprio cervello, che ognuno, se preso per il suo verso avrà comunque
sempre qualcosa da fare o dire. Ho scritto sempre con orgoglio e grande
chiarezza di essere un operaio perché non ho avuto la possibilità di
studiare e le parole di don Milani nel mio caso bruciano come pallottole
e tagliano come rasoi. Voglio dire solo che sono rimasto un po’
scosso, tutto qui....quanto avrei voluto parlarci e conoscerlo magari
anche litigandoci, ognuna di queste cose, con lui, mi avrebbero fatto
capire tante cose.... la stragrande maggioranza dei lettori di questa
fanzine (Trippa Shake) lo conosceranno solo di nome. Bene, ecco
un’occasione per rifarsi .... Una curiosità..."I Care" era
scritto su una parete della scuola di Barbina; di fronte c’era questa :
"Yo escribo porque me gusta estudiar. El nino que no estudia no es
nuen revolucionario". Un grazie particolare a don Lorenzo Milani
per essere vissuto, per aver insegnato fisicamente quand’era vivo e
moralmente grazie ai suoi scritti. Non siamo tutti uguali nemmeno ora
caro Lorenzo e dubito succeda in futuro, anche se ci spero. Gita
a Barbiana:é l’8 di agosto del ’99, sono da un paio di giorni in
ferie, è domenica, un caldo soffocante, insieme a Donata decidiamo di
andare a Barbiana. Partiamo diretti verso Borgo San Lorenzo. Vicini
giriamo per Vicchio, a un paio di chilometri sulla destra troviamo
l’indicazione per Barbiana. Cominciamo a salire, la strada è
asfaltata all’inizio poi è sterrata e sempre più stretta, si
continua a salire imperterriti, la strada continua a peggiorare,
arriviamo quasi in cima, ancora cartelli per Barbina. Finalmente, dopo
svariati bivi e chilometri, arriviamo in cima al monte, sulla sinistra
c’è un capanno in alluminio con l’indicazione per Barbiana scritta
con la vernice rossa ; c’è un rientro in cima alla montagna, è
proprio da lì che si inizia a vedere la chiesa, la strada per arrivarci
è strettissima e su uno strapiombo, non guardate di sotto ma soltanto
la strada, seguo la curva della montagna e su una discesa ripidissima
troviamo la chiesa sulla destra con canonica annessa, parcheggio davanti
alla porta della chiesa. Riconosco la croce in ferro vista nelle
fotografie, c’è un gruppo di scout e svariate persone in cerca di
fresco appollaiate con sedie e tavolini da picnic sotto gli alberi,
sopra alla canonica c’è il sentiero che porta a Monte Giovi che don
Milani faceva con i ragazzi. La chiesa è chiusa, tutto chiuso, dalla
strada sotto la chiesa vedo un sentiero per scendere nello strapiombo,
lo percorro per una cinquantina di metri e sono al cimitero, è
piccolissimo, alcune tombe soltanto, una grande, in terra, è la sua,
don Milani è sepolto qui, sotto una tomba bianca, senza fotografie ma
con tanti fiori, a testimonianza di quanto siano continue le visite di
persone che lo amano. C’è una piccola cappella dove un quaderno
raccoglie firme e dediche dei visitatori, lascio scritto quello che mi
viene in mente in quel momento. Una scritta dice a chiunque entri di
togliersi il cappello di fronte a questo grande uomo. Altre scritte come
"I Care", frasi dedicate a lui e le indicazioni e i servizi
del Centro Documentazione "don Milani e Scuola di Barbiana"
che si trova in Piazza della Vittoria presso la Biblioteca Comunale di
Vicchio (FI) - Tel.055/8497026. Nessuna raccolta di soldi sul posto,
nessun souvenir, speriamo che regga così, come lui vorrebbe e avrebbe
voluto. Andateci se non sapete cosa fare, andarci significa capire
veramente bene che persona era, il perché il come di tanti quesiti che
i libri vi suscitanoo.... bellissimo. Film : Molti
lo avranno visto, "don Milani il Priore di Barbiana" un film
TV della RAI del 1997 con Sergio Castellitto nella parte di don Milani,
in una intervista dello stesso anno all’attore, dice una cosa
significativa: "... lui ha scelto i poveri e si è fatto povero tra
loro, ma mica ha scelto la retorica di chi si occupa dei poveri..."
l’intera intervista potrete trovarla sul sito di Carlo Galeotti. Per
questo articolo ringrazio sentitamente il giornalista Carlo Galeotti per
la gentilezza dimostratami, i dati storici di Don Milani sono
estrapolati anche e soprattutto dai suoi scritti.
http://www.etruria.org/nonsololibri/milani/ è il sito riguardante don
Milani, stracolmo di informazioni, dati, articoli ecc, praticamente
tutto o quasi quello che si può sapere su don Milani, imperdibile ! Questi
sotto sono i libri fondamentali per capire veramente la vita di don
Lorenzo Milani Bibliografia
Consigliata "Il
Vangelo come catechismo"- (Libreria Editrice Fiorentina- 1997- 118
Pp)-Questa è una delle prime scritture di Lorenzo appena arrivato a
S.Donato a Calenzano a 24 anni. La
versione fu poi pubblicata dalla L.E.F nel 1983 con un’ampia
documentazione di supporto. Il libriccino serviva e serve ad avere un
corretto rapporto con i Vangeli e a capirne a parole povere le primarie
essenze. Probabilmente il miglior supporto precedente a chi si vuole
avvicinare un po’ di più alle Sacre Scritture. Scritto con parole
semplici ed essenziali è una vera e propria guida. "Esperienze
Pastorali"- (Libreria Editrice Fiorentina-1958- 478 Pp)-Non voglio
dire il libro che che è il libro che ha cambiato la mia vita ma
piuttosto il libro che più di altri espone una filosofia morale in cui
mi rispecchio maggiormente. Di solito nelle letture si cerca qualcosa in
cui identificarci o comprenderci, in quest’opera, la prima di don
Dilani, questa cosa è avvenuta in modo decisamente completo. Il
libro è diviso in due parti, la prima, mette in mostra uno studio
minuzioso delle persone che frequentano la sua parrocchia sotto il punto
di vista religioso ma soprattutto morale, analizzando minuziosamente
comportamenti, gesti e usi della civiltà contadina montagnola
dell’epoca e confrontandoli con le necessità. La seconda diventa un
vero e proprio studio dei fenomeni riguardanti l’esodo verso altre
parti, i motivi, le circostanze; in più diventa quasi un documento
catastale informativo stracolmo di grafici dove si crea la storia dei
piccoli borghi ma soprattutto delle case e ancora più precisamente
delle persone che ci abitavano, delle cose che sono successe negli anni,
delle prepotenti e arroganti misure adottate dai più forti verso i più
deboli con i notevoli problemi avuti da don Milani con le gerarchie
della chiesa notoriamente propense verso il potere. L’esperienza
scolastica e la continua lotta per far avere la padronanza della
"parola" ai più deboli, che permette poi loro di misurarsi
con il mondo. Non mancano storielle riguardanti montanari, alcune
tristissime, altre colorite e decisamente belle sotto ogni punto di
vista, le lotte di classe, lo sfruttamento sul lavoro, il diritto allo
sciopero. Il libro si conclude con "Lettera a don Piero", una
bellissima riflessione su una dolorosa storia di sfruttamento minorile
finita ovviamente male che mette in mostra quanto una persona come don
Lorenzo abbia patito nel vedere la sofferenza altrui senza poter
minimamente intervenire. Taglio qui la recensione anche se potrei
seguitare per molto, per me uno dei più bei libri mai letti, denso di
"ricchezza" morale, sicuramente da non perdere.......qui si
impara ad amare, cari signori... altro che storie. "L’obbedienza
non è più una virtù e altri scritti pubblici"- a cura di Carlo
Galeotti- (Stampa Alternativa-1998- 160 Pp)-Questo volume di Stampa
Alternativa curato dall’attentissimo Carlo Galeotti riporta alla luce
il libro già edito dalla Libreria Fiorentina nel 1965 aggiungendo
alcuni scritti inviati ad alcune testate giornalistiche o lettere
stampate da altri libri. Consiglio questo libro perché, come sostiene
Carlo, molte lettere di don Lorenzo sono state o cambiate o manomesse.
Alcune, quelle con le parolacce, addirittura eliminate così da rendere
il testo più adatto ai salotti della medio alta borghesia, esattamente
quello che non don Dilani non avrebbe mai voluto. Le lettere sono
autentiche, scelte e confrontate. Un libro assolutamente da avere con
tanto di biografia e bibliografia. www.ilcircolino.it/milani Scuola
di Barbiana "Lettere
a una Professoressa"- (Libreria Editrice Fiorentina-1967- 170 Pp)-Libro
curato da don Lorenzo ma scritto da alcuni dei suoi ragazzi, quelli di
Barbiana, otto in totale. Una grande, totale e feroce denuncia sui
sistemi e i metodi talvolta discriminatori (volontariamente e non) usati
dagli insegnanti nelle scuole "normali" rispetto ai metodi
decisamente più umani e sensibili di don Lorenzo, il quale riusciva ad
appassionare i ragazzi al sapere, facendo loro capire che la scuola era
una fortuna, una splendida ricchezza per confrontarsi con il resto del
mondo che con i deboli non è mai stato troppo leggero. La
consapevolezza che la "parola" potesse eliminare, almeno in
parte, le disugualianze sociali. Un libro appassionante, provocatorio,
bello, mai retorico che si trasforma anche in documento nel finale vista
la ricchezza di grafici e dati che insieme ai temi e alle argomentazioni
a confronto presenti nel libro fanno un insieme di cultura, che pur oggi
a trenta anni di distanza, rischia di diventare "alternativa",
decisamente imperdibile. Pubblicazioni
successive alla sua morte Carlo
Galeotti "Don
Milani - Il Prete Rosso- Un caso di killeraggio giornalistico"-
(Stampa Alternativa-1998- 32 Pp)-Questo piccolo ma prezioso volumetto di
Carlo Galeotti riporta alla luce un caso di killeraggio giornalistico
ovvero quello che scrisse Pier Francesco Pingitore, capo redattore di
Specchio, il giornale pseudo fascista che mise in primo piano don Milani
dopo un viaggio a Barbiana di due giornalisti (uno era Pingitore) e un
fotografo. Qui trovate l’intero articolo dove, secondo la
testimonianza di Pingitore, don Milani si scaglia violentemente in modo
verbale verso i tre definendoli fascisti e oppressori. E’ chiaro che
restano molti dubbi sulla credibilità dell’articolo che lo stesso
Milani ha sempre smentito; oltre che ad un tentativo di far passare da
pazzo psicotico don Milani si vede anche un certo "movimento"
di base del giornalista che tenta di portare alla luce altri preti,
secondo lui "rossi" come Borghi, Balducci, David Maria Turoldo
e Don Corso Gucciardini. Oltre alla denuncia verso l’articolo potrete
trovare anche alcuni dati riguardo la persona di Pingitore,
sull’ambiguo articolo che scrisse nel ’66 su "Il Bagaglino"
riguardante la certa facilità di attentare alla vita di Aldo Moro e sui
successivi e attuali impegni televisivi di satira come Creme Caramel,
Champagne, Rose Rosse, Biberon e Bucce di Banana, quella pseudo satira
che piace tanto ai semi intellettuali in cerca di novità. Secondo me un
prezioso volumetto. "Lettere
di Don Lorenzo Milani Priore di Barbiana"- a cura di Michele
Gesualdi- (Mondadori-1970-284 Pp)-Raccolta di 127 lettere fra le oltre
mille disponibili in possesso di Michele Gesualdi. La raccolta di queste
e la successiva pubblicazione del seguente libro fu decisa dopo la morte
di don Lorenzo da Michele insieme ad altri ex allievi di Barbiana. Le
lettere sono messe in ordine temporale e quindi si notano bene gli stadi
della malattia che lo porteranno alla morte, oltre a questo si sente
pulsare il cuore di don Lorenzo. Scrittura chiara e lineare, l’amore
per i suoi ragazzi montanini, prima con lui e successivamente in giro
per l’Europa e non solo, le lettere, l’amore per i poveri e gli
sfortunati, le ostilità per i nati fortunati e bene, l’odio infinito
per la borghesia, i contrasti con le scale gerarchiche della Chiesa, gli
infiniti scontri (vedi alcune velenosissime lettere del Cardinale Florit).
Vorrei segnalare alcune cose: in una lettera ammette con grande dignità:
"... ed io di peccati ne faccio numerosissimi e me ne pento e li
confesso continuamente, ma sono tutt’altri peccati che faccio con
tutt’altri mezzi che non la penna stilografica....", parlando con
Corrado Bacci di borghesia dice una cosa sacrosanta : " Quelli
son poveri di fatto, borghesi nel cuore. Roba che si sconfigge
facilmente con le gratifiche, il miracolo economico, gli aumenti di
stipendio, gli elettrodomestici"... Riferendosi alla scrittura
scrive a Giorgio Pecorini : "...... per scrivere non occorre nè
genio nè personalità perché ci sono regole oggettive che valgono per
tutti e per sempre e l’opera è tanto più arte quanto più le segue e
s’avvicina al vero"... una carrellata di sensazioni, emozioni
"umane", è lui... non c’è niente da fare....bellissimo ! "Lettere
alla Madre"- a cura di Giuseppe Battelli- (Marietti -I Rombi-1998-
290 Pp)-Questa è una raccolta delle lettere alla madre, il primo libro
edito da Mondadori non l’ ho trovato. Migliore occasione per conoscere
l’amore e il rispetto che Lorenzo aveva per la madre non c’è. Le
lettere vanno dal periodo iniziale a S.Donato in Calenzano fino alla
definitiva Barbina. Qui si conoscono un po’ più da vicino, con le
persone, con il clero, con i suoi ragazzi che tanto amava e con il mondo
fino alle tristi descrizioni degli sviluppi della malattia che poi gli
sarà fatale. Molti gli episodi da citare ma ne scelgo uno che è
significativo, e risale al 56 : "...Sono ancora estremamente
attaccato al mio ingrato popolo, che poi non è tutto ingrato e ho
l’impressione che non potrò mai viverne senza anche se non potrò
neanche mai andarci d’accordo.." a dimostrazione di uno stato
d’animo consapevole e dolce, oppure questo quando nel ’65 celebra un
matrimonio e alla sposa augura di mettere al mondo tanti sindacalistini
quanti ne ha messi al mondo la sua scuola. Un libro
"riservato" e carico, come al solito, di amore. Affascinante. Centro
Documentazione Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana "Progetto
Lorenzo Milani"-a cura di Edoardo Martinelli- (L.I.P-1998-305 Pp)-"Dedicato
ai Contadini di tutto il mondo"... Così inizia questo splendido
libro pubblicato ad oltre trenta anni di distanza dalla morte di Lorenzo
Milani. Ricchissimo di dati, conferenze del priore e non solo,
testimonianze degli amici e di contadini. Bellissima quella finale di
Eda Pelagatti. Il libro è stato redatto dal Centro di documentazione in
questione e mette in mostra un progetto per il futuro, per la scuola e
per l’educazione pedagogica; il risultato è grandissimo e molto
articolato, oserei dire anche difficile da comprendere ma questo non è
un male, l’importante è che funzioni. Splendida la raccolta di foto
all’interno, alcune inedite. C’è addirittura la testimonianza del
Ministro Berlinguer e qualche inedito di Lorenzo molto bello. Ci sono
comunque alcuni episodi che vorrei segnalare come quello di Giorgio
Pelagatti che si apprestava a prendere dei tranquillanti. Lorenzo lo
vide e dopo essersi fatto spiegare cosa fossero gli disse di aprire la
mano, sputarci sopra, e gettarle nel fosso. Una cosa bellissima è anche
quella che dice in una lettera alla Signora Lovato : "Il
desiderio d’esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero
altrui è amore...". Un libro che raccoglie tonnellate di emozioni
e sensazioni. Bellissimo !
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