"...O Capitano, mio Capitano..."

(Apparso sul numero 11, articolo dedicato a Giuseppe , unica persona in divisa che ricordo con grande rispetto e piacere)

Questo articolo lo voglio dedicare al servizio militare, non alla parte peggiore perchè non interessa nè me, nè voi, ma alle poche cose belle che mi hanno lasciato il segno. Partenza nel settembre ’87 destinazione Salerno, poi tre mesi a Napoli, poi il resto a Firenze su richiesta di avvicinamento per motivi di famiglia. La naja mi ha cambiato più che la vita, il modo di vedere le cose. Il mondo e l’aria che si respira dentro ti apre gli occhi su quello che è la vita all’esterno, almeno per me è stato così.

Ma nessuno parla mai di chi, del militare, ne fa una scelta di vita. Ci sono i sottufficiali e gli ufficiali, sorvolo sui primi che non mi hanno lasciato nessuna impronta emotiva e volo sui secondi. Gli ufficiali sono persone che hanno un titolo di studio e fanno un certo tipo di scelta (come diceva Verdone). I molti che ho conosciuto sono persone, o convinte dal proprio ruolo, o consapevoli di avere un lavoro di tutto rispetto e privilegiato. Fortunatamente il nostro comandante di reparto a Firenze (non era capitano ma ben oltre) era una di quelle persone che ne incontri due o tre nella vita, totalmente diverso, unico, originale, amatissimo da tutti i ragazzi, snobbato e sminuito nelle alte sfere gerarchiche. Apparentemente la persona più indifferente del mondo ma attentissimo a tutto, intelligentissimo. Lo ricordo in apparenza severissimo ma pieno di bontà. Gli ordini impartiti da lui erano diversi da quelli impartiti dagli altri, aveva tutta una sua filosofia particolare. Ricordo gli alzabandiera, gli "attenti" dati dagli altri erano considerati il giusto mentre quelli di "Beppino" (così lo chiamavamo tra noi militari) erano sempre accompagnati da battiti di tacco d’anfibio da plotone professionale volontario. Eh..sì.. era il nostro idolo.. ricordo un ufficiale romano che subito dopo una di queste adunate disse : "... Ammazza che successo.... e che è ?". Ebbi la fortuna di parlarci casualmente la prima volta, così, con altre persone. Siccome poi io sono uno che la mena sul filosofico e politico mi notò e nacque uno dei tanti scambi d’opinione sui vari temi della vita, non da superiore ad inferiore ma da persona a persona . Con tutta la mia voglia "rivoluzionaria" e reazionaria da hardcorers punk militarizzato (ascoltavo "Naja De Merda" dei Bloody Riot e in libera uscita avevo la maglietta degli Indigesti) gli feci capire che il suo lavoro non è che per me fosse il massimo però egli, parlandoci mi ha fatto capire tante cose (molte non subito, anzi, dopo anni) che tutt’oggi mi accompagnano, ad oltre dieci anni di distanza. Ho capito, anche grazie a lui, che il valore della gente è sempre nascosto, che crearsi una famiglia tra tutte le soluzioni immaginabili possibili probabilmente è la cosa migliore. Che prima di tutto si ascolta il cuore ma che anche la ragione ha una parte importante nelle decisioni della vita. Che nella vita non si può dipendere da un’altra persona, che i soldi non hanno quel valore che gli si attribuisce e che dire le bugie è inutile, che vivere imprudentemente è bello ma pericoloso. Che un ragazzo a 19-20 anni ha un milione di idee e progetti da realizzare ma che avrà la capacità di realizzarli solo quando le idee e le forze non ci saranno più. Che la vita è bella ed è più difficile viverla guardando la cruda realtà giorno per giorno senza attenuanti involontarie e non, piuttosto che nascondersi dietro a maschere inutili come soldi da sfoggiare, vestiti (alternativi, di moda e non), modi di fare (convenzionali e non). Che le idee sono più importanti di qualsiasi altro mezzo visivo (l’immagine è zero, il pensiero è tutto). Che ciò che unisce le persone è molto più importante di ciò che le divide. Che quando si è disorientati bisogna chiedersi e capire cosa si vuole essere nella vita. Che le cose, guardate da svariate angolazioni assumono aspetti e significati diversi. Queste sono alcune cose che, anche grazie a lui, ho capito meglio. Se avevi un problema personale difficilmente ti voltava le spalle ed era pronto (nel limite del possibile) a darti una mano. In tutto questo crogiuolo di doti avevo notato una cosa che secondo me era un suo grosso difetto ed era l’orgoglio e non so se per quello avrebbe mollato. Come racconto è sicuramente paradossale ma erano praticamente due estremi che si toccavano e credo che il confronto in situazioni del genere sia fonte di ricchezza, quella ricchezza che ha contribuito alla mia crescita interiore. Rispettavo la sua intelligenza e la sua scelta anche se non la condividevo. Sono sicuro che egli apprezzasse la mia chiarezza e sincerità e rispettava le mie idee anche se in molti casi non le condivideva. Mi torna in mente ogni volta che vedo "l’attimo fuggente" di Peter Weir, praticamente era il Robin Williams dell situazione, io ed altri eravamo gli affascinati, il famoso "Carpe Diem "- "…o vergine cogli l’attimo che fugge..." quella battuta del film iniziò a turbarmi grazie a lui. Le sue parole spesso mi martellano in testa come cannonate, in quel periodo ero molto in confusione e non posso che ringraziarlo dei consigli che mi ha dato. Ho scritto questo pezzo perchè qualche giorno fà un ex compagno militare incontrato per caso nelle vie del centro mi ha informato che Beppino è scomparso alla fine del ’98, a circa 55 anni. Non lo vedevo da anni ma lo sconforto è stato notevole. Questo pezzo è dedicato alla sua memoria e all’aiuto morale che mi ha dato, in quel periodo, non troppo brillante della mia vita e, se oggi sono così, nel bene e nel male posso dire che Beppino ha avuto una notevole influenza su di me. Per quello che ricordo è stato una delle persone migliori che abbia incontrato nella vita, fateci caso, le migliori persone che incontrate sono sempre le prime ad andarsene.... Ciao Beppino... "o capitano,mio capitano".....