HARDCORE

Non voglio fare una menata sull’hardcore, sui dischi fondamentali eccetera, non credo gliene freghi qualcosa a nessuno e qualcuno storcerebbe il naso. Parlo di hardcore oggi nel 1999 e ne parlo seduto in silenzio e con trentacinque primavere sulle spalle. Era il 1985 circa.... a poco più di 15 anni l’hardcore era il passaggio successivo al punk.

Ci arrivai per caso, non ci metto molto a dire che il gruppo che mi ha totalmente cambiato il modo di pensare, vedere e capire l’hardcore sono stati i grandi, anzi grandissimi Ceetah Chrome Motherfuckers. Se li hai visti una volta nella vita rimani sconvolto. E’ difficile immaginarsi un concerto che vedeva un ragazzotto uscito di casa di nascosto vestito un po’ strappato (io) infilarsi dentro ad un centro sociale, poca gente all’interno e un gruppo all’interno che strilla la sua completa contrarietà a tutto quello che c’è di marcio al mondo, dal consumismo sfrenato al menefreghismo totale, al business prepotentemente nella testa di tutti.E’ difficile dimenticare un cantante che, come una belva impazzita si squarcia il petto con una bottiglia rotta a dimostrazione che la sublimazione del dolore possa essere un modo per far capire la propria contrarietà al marciume che esiste all’esterno.

Ho conosciuto Syd Migx (cantante della band) per caso ad un concerto nell’87. Mi resi conto di avere di fronte una persona follemente convinta e lucida che la vita sia troppo in malafede per accogliere chi sta male. Questo è stato il mio approccio devastante con l’hardcore, certo c’erano anche i Negazione,gli Indigesti, i Raw Power,i Kina,gli Impact e altri ma la scena, i luoghi, i centri sociali e soprattutto il perchè esistessero cose e posti del genere allora lo capivi appena ci entravi. Ti accorgevi di essere uno dei pochi ma, non si sa come, ti accorgevi anche di non avere torto. L’aria che si respirava ti faceva stare sveglio ed attento a ciò che succedeva fuori. L’atteggiamento politico era inevitabile perchè nell’aria, la tensione, la voglia di cambiare si respirava ovunque. Intanto i miei amici del bar se ne andavano in discoteca a ballare, a cercare la famosa “ragazza giusta” che un giorno poi non troppo lontano avrebbero sposato per rintanarsi in una casa piena di comodità, gioie e televisori e comodità.

Sono contento di aver  vissuto questa cosa in quel periodo e a quella età. La cosa più importante comunque è quella che l’hardcore, come del resto per certi versi il punk, ti faceva capire involontariamente che,essere emarginati non era e non è una brutta cosa e che “valore” e “denaro” sono cose molto diverse che quel “signore” che duemila anni fa cambiò il mondo diceva bene o male le stesse cose. Gli ultimi sono i primi a capire.... perchè le persone che hanno vissuto quel periodo sono cambiate radicalmente ? Per questo motivo. Oggi il punk e l’hardcore sono cose ben diverse, un centro sociale è una cosa diversa da allora. Tutta la scena in ogni senso era isolata dal mondo. Eravamo pochi fanzinari in  Italia; io, quelli di Cacca Scemo Zine, Vittorio Piaggi con la bellissima Linea Diritta fotozine, Stiv Valli con TVOR, GDHC e altri. Ora la scena è inquinata dal business e dal profitto, il mondo musicale è lievitato ed ha acquisito anche parte della cultura di quegli anni. Inutile ridere sugli Offspring, certo saranno venduti ma se fossero esistiti a quei tempi insieme ai Green Day e soci non avrebbero mai venduto quei dischi e con il cazzo che andavano a suonare negli stadi. Quel periodo e quella scena era punk hardcore, oggi è mercato, business. Credetemi,nell’ultimo Trippa Shake su carta ho intervistato Daniele Silvestri che conosco musicalmente pochissimo ma l’ho fatto per capire quanta differenza ci sia tra gli “alternativi” di sinistra che si professano comunisti e amano i centri sociali senza andarci e chi vive suonando musica leggera consapevole di avere un proprio ruolo di privilegiato nella musica e soprattutto nella società. Differenze ? Zero ! Il signor Silvestri è stato gentilissimo, invece qualcuno di quelli che vende due o tremila dischi prima di un’intervista mi chiede quante copie faccio ! Ma stiamo fermi, ma dove volete andare ? Escono decine e decine di dischi uguali ogni mese, la scena punk è diventata enorme ; la Epitaph, la Fat Wreck e la Victory che stimo e con cui sono in contatto sono diventate quasi multinazionali. Ho visto bands hardcore a distanza di anni come i DRI, i Raw Power e tanti altri ma le cose sono cambiate eccome, domandate se è uguale ad allora ai fratelli Codeluppi, a Tax degli Angeli ex dei Negazione, a Sergio Messina RadioGladio e ad altri, a Pennello Meli, a Stiv Valli, a Pippo Penco di Wide ecc.. ! Esiste uno zoccolo duro che resiste imperterrito all’autogestione ed è a loro che questo pezzo è dedicato. Credo che l’autogestione sia l’unica cosa sana che si è tramandato da quello strano, imprevedibile e bellissimo periodo. Il resto son soldi su soldi ma l’hardcore e la sua attitudine sono ben lontani da questo schifo.... amo quel periodo e i ragazzi della scena musicale odierna difficilmente potrebbero capire un discorso come quello che ho fatto.  

Questo saggio è dedicato a Vanni Galluzzo e Giuseppe Codeluppi