Operai

Lo sono sempre stato e certamente in questi scritti lo voglio ribadire. Ho iniziato a quattordici anni facendo mattoni in una fornace, poi sono andato come manovale muratore dopodichè sono tornato in una fornace a fare mattoni e vasi a mano con le terracotta di Impruneta. Per concludere sono andato in una delle più grandi aziende italiane di confezionamento olio. Ho cominciato a lavorare da operaio e lo sono tuttora. Perchè continuo a lavorare per gli altri ? C’è qualcuno che lavora per se stesso ? Casomai chi per lui, ma non certo lui. Operaio è colui che non ha potuto “fare” od “essere” per motivi riconducibili alla sua esistenza o alla sua portata intellettiva, almeno questa è la reale tendenza di pensiero nei confronti degli operai. Parlo di operai e non di lavoratori, questi ultimi rappresentano tutti quelli che lavorano per terzi, magari come impiegati con mensilità dieci volte superiori a quelle di un semplice operaio, ecco perchè ribadisco l’importanza della parola per spiegarne a fondo il concetto. L’operaio è subordinato a tutti gli altri strati, la classe operaia è quella “terra terra”, nessuno si occupa di essa tranne il famoso Sindacato. Questi è un organo che permette tramite la concertazione con i vertici aziendali di migliorare la qualità della vita degli operai all’interno della subordinazione. L’operaio è spesso terrorizzato dal fatto di essere l’ultimo della classe per merito e compito dei vertici aziendali; questo solamente per mettere contrasto fra operai più o meno privilegiati, da qui nascono come funghi le rivalità. Detto questo come si può pretendere che un povero disgraziato si metta contro colui che gli dà il pane per campare ? Il ruolo del sindacato è fondamentale perchè tutta questa sceneggiata, causata dalla nostra bambinaggine ed ignoranza, ci porta a non saperci difendere se non dietro ad una tessera, bisogna dirlo che la classe operaia non è mai stata e non è matura per organizzarsi, nelle singole aziende, per prendere posizione. Per dire la propria parola c’è un altissimo prezzo da pagare: quello di mettersi in prima linea. Questo è il male.

Sono stato anni in un consiglio di fabbrica e sono stato avvertito più di una volta di andare contro l’interesse del “padrone” ,altrimenti avrei rischiato di essere messo in lista per essere licenziato… così è avvenuto perchè fortunatamente me ne sono andato prima. Questo è quello che può succedere a chi si mette veramente dalla parte dei più deboli. Certo era un’azienda piccola ma piena di extracomunitari semi sfruttati che avevano compensi concordati singolarmente. Ho lottato ed ho perso, cosa mi rimane in mano? Soltanto il ricordo di una cena di addio alla ditta in una pizzeria di Firenze con i “peggiori” della ditta, con qualcuno che si era fatto portare da un altro perchè non aveva i soldi per la benzina e che ha pagato anche la mia cena. Qualche ragazzo senegalese, italiano o nigeriano che quando mi vede mi saluta e mi abbraccia come un fratello. Mi restano una serie di telefonate post la mia assenza per chiedermi consigli su come comportarsi nei confronti del padrone, soltanto questo, solo tanto e poi tanto affetto..... Cari operai, l’è maiala anche oggi, come si diceva una volta.....