South Africa

Questo
articolo parla del nostro viaggio di nozze dal 21 maggio al 5 giugno 2001 Donata
ed io. Avevamo pensato al Sud Africa con tre obbiettivi: Safari, Cape Town,
Johannesburg ed estensione a Mauritius. Dopo un volo da Firenze a Francoforte
(c'era lo sciopero ed è partito solo il volo Lufthansa o quasi) grazie al
personale della compagnia aerea Lufthansa che ci ha fatto tutto, dal check-in al
caricamento delle valigie a mano.....( è tutto dire), volo dalla Germania a
Johannesburg è stato di circa undici ore.
Arriviamo
alle 8 di mattina, poco dopo parte il volo per Skukuza, piccolo ma
gradevolissimo aeroporto nel Parco Kruger. Arrivati li pensavamo fosse finito
tutto, invece una signorina viene a prenderci con un aereo piccolissimo e
scassato, ci saliamo, una volta in volo la ragazza vede degli elefanti e per
farceli vedere quasi si capovolge, finisco con urti di vomito violentissimi ma
finalmente quei dieci minuti finiscono. Atterriamo in un prato, alcune zebre
scappano spaventate, bellissimo. Siamo una decina in un posto incantevole,
silenzioso con il solo rumore degli animali. Il nostro boy ranger ci dice che di
notte bisogna essere accompagnati anche in camera per il pericolo animali, è un
sudafricano di circa trenta anni con antenati francesi e tedeschi, parla
afrikaans, la sua per gli animali è una vera e propria passione, di solito i
safari si fanno dalle strade fotografando senza addentrarsi troppo... lui è uno
di quelli che per vedere una caccia di un leone o per vedere un animale da
vicino passa su cespugli e alberi senza problemi (sono piccoli, è
savana). Giorno dopo: è mattina presto e troviamo un leone, bellissimo, lo
osserviamo, il ranger si raccomanda di non alzarsi per il pericolo di essere
attaccati (dice che i leoni vedono dimensionale e non distinguono). Ad un tratto
il leone mi guarda negli occhi e si dirige verso la jeep scoperta...poi la
evita, ho paura e chiedo al ranger che mi rassicura dicendomi.. don't worry...
la mia risposta istantanea è stata: "don't worry ?" . Il bello
comunque viene la sera, è buio pesto, troviamo cinque leoni di cui quattro
femmine, assistiamo all'attacco di una zebra che però ce la fa a fuggire, il
nostro ranger è già su di giri . I cinque leoni si dividono due da una parte e
tre dall'altra, noi dietro... ad un certo punto si fermano, noi da dietro
illuminiamo la scena, stiamo cinque minuti fermi, ad un tratto un cinghiale esce
da un albero e sbatte sul davanti della nostra jeep abbagliato dai fari,
l'impatto è violentissimo e De Beer, ragazzo di colore seduto nella sedia in
cima alla jeep rimane immobile (uscirà dalla scena allucinato). I tre leoni
dietro si alzano e con un paio di balzi afferrano il cinghiale che grugnisce
quasi stridendo violentemente, i tre leoni ruggiscono, gran rumore .... il
cinghiale viene bloccato e capovolto, un leone tiene fermo l'animale per il
collo mentre gli altri due con due azzannate gli aprono la parte bassa e
cominciano a mangiare budella, hanno tutti il muso completamente insanguinato...
noi a due metri, allibiti; impaurito chiedo al ranger di andare via e insieme
agli altri vengo colto da nausea, il ranger rimane estasiato, fa decine di foto
e ci dice che siamo stati fortunatissimi ad assistere ad una scena simile...la
natura è questa e va bene ma credo sia naturale essere impauriti anche perchè
se il cinghiale invece che davanti sbatte su un lato della jeep mi ritrovo un
leone in collo....chissà perchè in quei momenti mi sono venuti in mente i
vegetariani vegani.... Torniamo silenziosi nel lodge, il giorno dopo
partiamo.... per Cape Town. Arriviamo nel tardo pomeriggio e alloggiamo a
Camp Bay, sul retro. Al mattino seguente un tipo viene a prenderci, abbiamo
un'escursione guidata per visitare la città ma è brutto tempo, è raro che
succeda dicono... e ti pareva... Ci perdiamo la Table Montain e la funivia e la
cosa ci fa girare abbastanza le scatole. Andiamo allora all'isola delle foche
con il battello, tutto magnifico anche se a momenti ci ribaltiamo. Cape Town è
un città bellissima, vista da ogni lato... andiamo alla spiaggia dei pinguini,
....... fantastica quanto questi simpaticissimi animaletti che ci ammaliano e
conquistano subito...Dopo ci dirigiamo per il Capo di Buona Speranza.
E’
una riserva naturale, ed è talmente grande e bella che quasi si rimane
schiacciati dalla maestosità della natura, sensazioni difficili da raccontare,
credo sia una delle cose più belle che abbia mai visto a questo mondo. Di
ritorno andiamo a cercare qualcosa da comprare sul Waterfront, posto lungomare
dove si è spostata la massa dei negozi e dove si può trovare di tutto..
compriamo del vino rosso.... ottimo.... Il giorno dopo andiamo a Johannesburg,
dobbiamo sostarci una notte per prendere il volo il giorno dopo per Mauritius,
cinque giorni che sintetizzo così: troppi francesi, mare bello, troppi cani
randagi, troppi negozi di Ralph Lauren,un giardino botanico fantastico, un
interessante mix di cultura afro-indiana, troppa miseria e soprattutto un
inquinamento da macchine e camion stra-finiti !!! (Qui le domeniche ecologiche
non le fanno?)
Tornando
al meglio: Johannesburg è diviso in quartieri ben definiti, di questi fanno
parte anche le Township nere di cui parlerò più avanti. Notiamo tutte le
villette dei bianchi e della "nuova" borghesia nera con il cartello
esterno con scritto : "Security Armed Response", in poche parole si
spara a chi entra, i bianchi soprattutto dal 1984 vivono assediati, un po' perchè
è pericoloso un po' anche perchè si tratta di fobia. Ad ogni modo dal calar
del sole in poi c'è da fare molta attenzione. Dormiamo a Sandton, quartiere
dove si è spostato il business bianco e gli affari, prima era tutto nel centro
di Johannesburg, adesso molti alberghi-grattacielo sono chiusi e alcuni
quartieri vedi Hillbrow sono in mano a trafficanti di auto, droga ecc...
Qui è veramente facile trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, molte
le rapine con furti di auto e omicidi... che poi sono le cose per cui hanno
classificato Johannesburg come una delle metropoli più pericolose del mondo,
anche di New York dove è pieno di polizia, cosa qui quasi inesistente.
Non è vero che le township non possono essere visitate, ci si può andare ma
con un local-boy cioè un ragazzo di colore nato in quell'area e ci sono agenzie
che fanno servizi del genere. Proprio ad una di queste ci siamo rivolti per
andare a visitare Soweto (South Western Township).
Soweto
nasce nel 1932, oggi è il simbolo della tragedia dell'apartheid; ci sono circa
tre milioni di persone ammassate in quest'area di 95 Km quadrati, impossibile
fare un censimento, tre le classi sociali: il 20% sono la lower class ovvero i
poveri che vivono in baracche di lamiera e sono senza lavoro (moltissimi sono
emigrati dagli stati confinanti), il 60% sono la middle class tra cui la nostra
guida Wonga (la loro middle class corrisponde ai nostri poverissimi) e la upper
class con il 20%. La cosa inquietante è che abitano tutti vicino, le baracche
non sono poi lontane dalle villette con giardino. Prima tappa di Wonga
(accompagnato dalla figlia di cinque anni) è la stazione dei taxi. Qui ci si
sposta con i taxi collettivi, in pratica tutti pulmini contenenti fino a dieci
persone, sono veloci, affidabili e costano poco e i poveri li usano per
spostarsi, per andare a lavorare (la middle class in pratica). Wonga va da un
gruppo di persone ed apre il finestrino, sembra un capo area, gli da dei soldi..
sembra ci venga dato il "lasciapassare"... scendiamo ed andiamo sul
ponte, qui solo neri e niente bianchi, si ha l'impressione che non ci uccidano
solo perché gli portiamo del denaro e perché siamo accompagnati da Wonga che
saluta di continuo un sacco di gente. Mentre siamo sul ponte regna il silenzio,
Wonga ci chiede se abbiamo domande, non ce ne sono! Scendiamo e ci presentano
due anziani signori che ci chiedono da dove veniamo, le due signore con noi
rispondono Germania e sono totalmente ignorate (chissà perché!), meglio gli
italiani infatti con noi parlano più volentieri, uno ci dice che un suo amico
era italiano ed è andato via troppo presto altrimenti avrebbe parlato
italiano anche lui... i soliti convenevoli... Ripartiamo e ci dirigiamo verso le
baracche, si ferma il pulmino, c'è una signora che sta girando della roba in un
bidone (dicono sia birra...), scendiamo, parla e saluta Wonga, ci addentriamo
all'interno delle baracche, ci fermiamo ad una dove una mamma sta dando da
mangiare ad un neonato, una signora più anziana ci sorride e ci fa entrare
nella capanna, c'è un piccolo tavolo, alcune borse da donna di pelle attaccate
ed un letto con una coperta sporchissima, la signora ci sorride, gli sorridiamo
anche noi anche se in quel momento mi sono domandato quanto vale la mia vita
rispetto alla loro e quanto siano idiote le paranoie che mi faccio a volte per
piccoli problemi quando mi ritrovo una casa, una famiglia, una macchina....
ah... dimenticavo... qui non ci sono fogne, ad Orlando ci sono circa 80
gabinetti prefabbricati che servono per circa 100.000 persone, molta
l'immondizia in giro. Sono allucinato, rientriamo sul pulmino che Wonga chiude
anche quando siamo all'interno. Molti bambini ci sorridono e ci fanno calorosi
saluti, una bambina dopo averci salutato ci fa segno di stare all'occhio perché
potrebbero tagliarci la gola, non mi scandalizzo più di tanto e penso che in
fondo non avrebbero tutti i torti. Tappa successiva la Upper Class, qui solo
villette con giardino ecc... la signora tedesca chiede a Wonga come mai qui alle
villette non c'è la scritta "Security Armed Response", Wonga risponde
semplicemente: "A che serve?". Questo la dice lunga su tante cose....
Successivamente tappa alla middle class quindi tutti a casa di Wonga. Sono case
tipo quelle prefabbricate che si vedono per i terremotati, molte di queste hanno
due camini, il che vuol dire che la casa è divisa in due e ci sono due famiglie
all'interno. I bagni anche qui sono esterni alla casa. All'interno c'è una mini
cucina ed un letto, tutto leggermente più accogliente delle baracche...l'altro
pezzo della casa è più piccolo, c'è una ragazza che sta pulendo la cucina, lo
sporco è impressionante, anche sul corpo e sul viso della ragazza, un mini
salotto accanto con un gattino rosso. Proseguiamo per Wilakazi Street, l'unica
via al mondo su cui si affacciano le case di due premi Nobel, al numero 8115 si
trova la casa di Nelson Mandela dove ha vissuto fino al suo arresto nel 1956.
Una piccola casa diventata un gradevole museo dove una guida simpaticissima
illustra tutte le stanze e spiega foto, vestiti e accessori, piccola ma
veramente molto bella, la stessa casa dov'è vissuta per molto tempo anche
Winnie Mandela, ex moglie. Nella stessa via si trova anche l'abitazione
dell'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, coraggiosissimo nella sua lotta
all'Apartheid. In cima alla via sorge un monumento chiamato Hector Petersen
Memorial, eretto in memoria di Hector Petersen, prima vittima dei 350 caduti
nella lotta all'apartheid, Hector morì a soli 14 anni; qui sta nascendo anche
un piccolo museo in ricordo della lotta per la libertà. Ci dirigiamo verso una
casa, ha l'insegna della Guinness ed è diventata una specie di punto di sosta
per le visite, all'interno un salotto con uno stereo e due casse, le poltrone
ancora rivestite di cellophane, orrenda ! All'esterno un anziano signore discute
con Wonga, non credo che gli rimaniamo troppo simpatici. Ripartiamo e ci
dirigiamo verso il centro di Johannesburg, ci fermiamo davanti ad un albergo
chiuso, è domenica e per strada non c'è anima viva, c'è un clima di tensione
abbastanza evidente. Il business bianco non abita più qui ma si è spostato a
Sandton e Rosenbank, il centro si sta degradando e posti come Hillbrow fanno
spavento. Una cosa che si nota è che da qualsiasi parte si vada nel paese in
locali, ristoranti, alberghi c'è una quantità incredibile di personale e
manodopera, questo anche grazie alla legge del governo sudafricano che impone
alle aziende o imprese di assumere circa il 70 per cento dell'organico di
colore. Credo che lo sbaglio più grosso la popolazione bianca del Sudafrica lo
abbia commesso non solo nella repressione e nella carcerazione-repressione di
Mandela e tanti altri ma anche nel tentativo di inserire la lingua Afrikaans
nelle scuole nel 1976, la goccia che dette il via alle prime manifestazioni
studentesche soffocate con violenza e finite nel sangue. Nel '77 dopo numerosi
disordini venne torturato il leader nero Biko, morto successivamente in prigione
a Pretoria. La svolta finale partì nel 1990 quando Fredrik W.De Clerk, allora
Presidente, legalizzò l'African National Congress e scarcerò Nelson Mandela,
nonostante si stesse sfiorando la guerra civile a causa dell'Inkatha Freedom
Party dello zulu Buthelezi che insisteva sull'indipendenza della regione del
KwaZulu-Natal. L'uomo simbolo nel mondo oggi rimane Nelson Mandela, rimasto in
carcere per ventisette anni, premio Nobel insieme a De Klerk e diventato
presidente nel 1994.
Il
24 aprile di quello stesso anno il Sudafrica ha un governo di unità nazionale.
Le elezioni del 1999 hanno ribadito la forza dell' ANC anche se c'è stata una
buona conferma per il partito Democratico di Tony Leon, difensore degli
interessi e della comunità bianca. Una cosa che mi fa pensare e non capisco è
la costante diffamazione dei mezzi televisivi nei confronti della criminalità
in Sudafrica, sembra che gli altri posti e soprattutto le grandi metropoli come
Roma, Londra, Parigi, Mosca, New York ecc.. siano tranquillissime a paragone di
Johannesburg o Cape Town. Non è assolutamente vero e se ci andate ve ne
renderete conto. Una cosa invece che il Sudafrica socialmente può vantare è
che in molti casi bianchi e neri sono insieme, lavorano, vivono e discutono
molto più tranquillamente di quanto invece non succeda in Italia dove, per
esempio, difficilmente troverete un gruppo misto di italiani e neri che escono
insieme così tanto come succede in Sudafrica. Oggi questo paese ha ereditato un
passato pesantissimo da scontare, molti problemi interni da risolvere ma resta
comunque uno stato dal grande fascino e dall'indiscutibile bellezza.